Bosco normale con querce da sughero. Il territorio sardo può diventare più
ricco. Una risorsa non sfruttata...di Michele Palmas
La Sardegna può essere più bella e produttiva
con più estesi boschi di querce da sughero? Questa coltivazione è
compatibile con la pastorizia? Nelle quattro pagine che seguono risponde a
questi quesiti Michele Palmas, 65 anni, nativo di Bitti, docente per 25 anni
di Patologia vegetale all’Università di Cagliari dove si era laureato in
Scienze naturali. Palmas è attualmente curatore dell’Orto botanico di
Cagliari. L’Università di Cagliari sta per attivare, dopo la laurea
triennale in Scienze, un corso biennale di “Assestamento forestale dei
boschi a sughera”.

Nell’economia sarda c’è una
risorsa non sfruttata sufficientemente e che invece potrebbe avere un ruolo
molto importante nello sviluppo della Sardegna. Il bosco a sughera non è
considerato neppure una risorsa vera e propria, è piuttosto un bene naturale
ricevuto gratuitamente e goduto ogni dieci anni: la manna dal cielo, basta
attendere la scadenza del tempo. E’ semplicemente una voce integrativa del
bilancio pastorale di una famiglia. La scommessa è quella di fare il
passaggio dal concetto di bene ambientale a quello di risorsa economica.
Anche perché le sovvenzioni della UE si contraggono e si spostano verso i
paesi dell’est che stanno per entrare nell’Unione e noi abbiamo bisogno di
mantenere almeno costanti i redditi delle aziende che attualmente gestiscono
il territorio. Un passaggio, quello dal bestiame al bosco a sughere, che non
viene da sé e che invece richiede conoscenza specifica del problema
attraverso dati, confronti e verifiche all’interno di una analisi
rigorosamente basata su costi/benefici. Dunque bisogna saperne di più,
approfondire la questione con studi, progetti e investimenti. Il nostro
obiettivo è appunto quello di mostrare l’utilità economica, ecologica e
turistica del bosco a sughera attraverso la specificazione dei molteplici
vantaggi. Vantaggi che investono diversi settori: un nuovo e più redditizio
rapporto pascolo/bosco, il fenomeno della desertificazione e l’effetto
serra, l’aspetto idrogeologico, la capacità del suolo (del bosco) di
trattenere acqua e di convogliare le piogge verso le falde acquifere, per
favorire un naturale approvvigionamento degli invasi, incendi, alluvioni,
piante alloctone, arature e turismo. Insomma c’è una posta in gioco
complessiva che riguarda il modello globale di sviluppo della Sardegna in
riferimento alla tipologia e alla qualità della risorse locali.
Il bosco a sughera può voler dire: più ricchezza, più occupazione, più
acqua, più aria buona, più verde.
Il rapporto bosco/pascolo.
Oggi la questione è posta in termini sottrattivi: il rimboschimento è a
danno della pastorizia, oltre ad essere un fattore di conflitto sociale
dagli esiti preoccupanti.
Si tratta di far convivere pecora e sughera e di sperimentare quale convenga
incrementare alla luce dei profitti reali e dei livelli occupativi.
Il problema è se esista la possibilità di stabilire un equilibrio tra
pascolo e bosco a sughera. Si è individuato un modello di bosco normale che
potrebbe creare un equilibrio tra pascolo e copertura arborea e che procura
redditi molto superiori al solo pascolo. L’applicazione di questo modello
comporta una proporzione tra copertura arborea e pascolo.
Se su un ettaro di terreno la copertura normale è di 3830 m² allora 6200 m²
sono a pascolo. Questa porzione di bosco produrrà 15 quintali di sughero per
un valore prudenziale di 375 euro/anno più legname per 150 euro/anno a cui
si sommano 350 euro, reddito a pascolo di 2 pecore/anno sulla stessa
superficie. Se si estende la copertura arborea col tempo fino alla copertura
normale di 5800 m² su 10.000, si avrà una produzione di 25 quintali di
sughero per un valore prudenziale di 625 euro/anno più legname per 200
euro/anno a cui si sommano 350 euro, reddito a pascolo di 2 pecore/anno
sulla stessa superficie. La “copertura normale” presuppone l’uso di
accorgimenti adatti per la protezione delle giovani piante in entrambi i
casi.
Ci sarebbe un terzo tipo di bosco a copertura normale totale, 10.000 m² su
10.000, che consente una produzione di 40 quintali di sughero per un valore
prudenziale di 1.000 euro/anno più legname per 300 euro/anno con pascolo
programmato in funzione del bosco. Infine quest’ultimo tipo di bosco con
allevamento in stalla consente un ulteriore incremento di reddito.
Lo scenario aiuta il conduttore nella scelta a secondo dei fini che vuole
raggiungere. Altri due punti importanti da evidenziare sono: il prezzo del
latte e la politica agricola europea.
Alla luce degli indirizzi di fondo della politica agricola europea è
importante per la Sardegna valutare la convenienza della produzione di
sughero rispetto a quella del latte. Infatti il prezzo del latte è “fermo”
dal 1985 e la prospettiva che con l’euro aumenti restano scarse. La Ue tende
a un contenimento della produzione (quote latte per ogni paese membro);
inoltre, gli aiuti cospicui alle imprese agropastorali verranno meno con
l’uscita della Sardegna dall’obiettivo 1; Franz Fischler, il Commissario
responsabile dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca della UE
ha proposto di : “slegare completamente la produzione dagli aiuti diretti;
di subordinare gli aiuti diretti al rispetto di norme ambientali,…” (Ue,2002)
ciò significa che non ci saranno più gli incentivi per capo di bestiame; il
Reg. Ue 1257/99 ha posto le basi (e stanziato i fondi) per uno sviluppo
rurale sostenibile e uno sviluppo forestale sostenibile e ha introdotto la
figura del Rilevatario non ngricolo ossia “qualsiasi persona fisica o
giuridica che rileva terreni resi disponibili per destinarli ad usi extra
agricoli, come la silvicoltura o la creazione di riserve ecologiche…”; .
Pertanto nel contesto attuale, in una azienda che tenga conto del bosco, si
deve rivedere anche la gamma dei prodotti per portarli verso produzioni di
eccellenza (marchi Doc del latte e marchi Doc dei formaggi, come fanno
francesi e svizzeri).
Questo quadro di possibile sviluppo bosco/pascolo trova il consenso delle
direttive europee [Reg. (Ce) n. 1257/99 - Piano di sviluppo rurale e Reg.
(Ce) n.1260/99 - Programmi operativi regionali e successivi].
A livello nazionale si hanno delle grandi prospettive per il bosco, come la
Delibera Cipe 19 dicembre 2002 - Piano nazionale per la riduzione delle
emissioni di gas responsabili dell’effetto serra; 2003-2010: 672 milioni di
euro per il 2003/2004. L’Italia ha sottoscritto i protocolli di Kyoto e deve
creare dei carbon sink (riserve di carboni, cioè boschi) dove immagazzinare
la CO2. I boschi a sughera sono i più adatti a questa funzione nella regione
mediterranea perché sono in grado di mantenere la copertura arborea più a
lungo e meglio degli altri tipi di bosco, dato che la loro produzione
primaria è il sughero e per ottenere sughero bisogna che il bosco non venga
tagliato come presto o tardi avviene per i boschi di altre specie.
Mentre a livello regionale la Sardegna deve recepire con proprie leggi la
prospettiva agro-forestale europea. Per esempio, bisogna ritagliare dalle
misure del Por una “misura di servizio”, quella del bosco a sughera, che
tuttora manca e senza la quale buona parte delle altre risultano poco
efficienti e addirittura inefficaci, come le Misure 1.1 e 1.2 – Il ciclo
integrato delle acque; Misura 1.3 – Difesa del suolo; Misura 1.4; Misura 4.4
– Sviluppo integrato d’area; Misura 4.6 – Misura 4.7 – Misura 4.9 –
Investimenti nelle aziende agricole; Misura 4.12 – Diversificazione delle
attività agricole e delle attività affini; Misura 4.16 – Tutela
dell’ambiente in relazione all’agricoltura, selvicoltura, conservazione
risorse naturali; Misura 4.17 – Ricostruzione del potenziale agricolo
danneggiato dai disastri naturali.
Inoltre è del tutto evidente che bisogna pubblicare il Regolamento attuativo
della legge regionale 9 febbraio 1994, n. 4 – Disciplina e provvidenze a
favore della sughericoltura e porre mano a una nuova legge forestale
regionale, ecc.
Occupazione
Il modello bosco a sughera porta un incremento dell’occupazione. I risultati
prospettati per i diversi tipi di bosco a sughera non si raggiungono senza
interventi mirati e senza impiego di manodopera; bisogna applicare
periodicamente una serie di tecniche e di metodi che implicano un minimo di
addestramento. Queste “nuove professioni” riferite alla conduzione e
lavorazione del bosco provocano anche un incremento dell’occupazione nelle
campagne e, aumentando la produzione di sughero, anche un incremento
occupativo nell’industria sugheriera.
La Sardegna possiede 1.458.000 ha a vocazione sughericola; se si creassero
piccole aziende di 30 ha a sughere, che a regime dessero un reddito annuo
(30 ha x 1.000 euro = 30.000 euro/anno), si potrebbero avere col tempo
50.000 “nuove” aziende che si aggiungerebbero a quelle che già ci sono, come
un nuovo reticolo sovrapposto alle aziende pastorali. L’occupazione, da una
fase iniziale necessariamente lenta, salirebbe a parecchie migliaia. Infatti
ci sarà la necessità di mano d’opera per realizzare i nuovi impianti a
sughera, avviare a normalizzazione i boschi a sughera esistenti, continuare
l’opera di normalizzazione nel tempo per avere alti redditi, condurre le
nuove aziende forestali con cooperative di giovani, singoli,
ultrasessantenni che vogliono smettere la vita del pastore, etc ... e
l’indotto tenderebbe ad aumentare nel tempo per l’incremento della materia
prima.
Per attuare questo programma, occorre un nuovo quadro normativo regionale
che istituisca una diversificazione tipologica delle aziende che gestiscono
il territorio che preveda una diversificazione degli incentivi in base alla
copertura arborea di modo che un allevatore possa scegliere tra 5 opzioni.
In altri termini, maggiore è la copertura arborea, maggiori saranno gli
incentivi e ciò dovrà portare allo spostamento graduale degli incentivi dal
bestiame alla copertura arborea, come vuole la Ue.
La linee guida della legge della gestione del territorio potrebbero essere
le seguenti: azienda pastorale (a), azienda silvo-pastorale (b, c, d) e
azienda forestale (e); le ultime quattro sono a diverso grado a sviluppo
rurale sostenibile e a sviluppo forestale sostenibile, come indicato dal
Reg. Ue.1257/99.
a - Azienda che non cura il bosco godrà solo di
sovvenzioni Ue per il bestiame.
b - Azienda che cura un bosco con proiezione delle chiome di 3830 m²/ha
(Bosco De Mexia) godrà di sovvenzioni Ue per il bestiame + sovvenzioni UE
per il bosco + sovvenzioni Regione per il bosco pari al 38,3 %.
c - Azienda che cura un bosco con proiezione delle chiome di 5800 m²/ha
(Bosco Natividade) godrà di sovvenzioni UE per il bestiame + sovvenzioni UE
per il bosco + sovvenzioni REGIONE per il bosco pari al 58 %.
d - Azienda che cura un bosco con proiezione delle chiome di 10 000 m²/ha
(Bosco Lamay) e con bestiame in stalla godrà di sovvenzioni UE per il
bestiame + sovvenzioni UE per il bosco + sovvenzioni Regione per il bosco
pari al 100 %.
e - Azienda forestale: Azienda che cura solo il bosco con proiezione delle
chiome di 10 000 m²/ha (Bosco Lamay) godrà di sovvenzioni UE per il bosco +
sovvenzioni Regione per il bosco pari al 100 %.
La Legge regionale è concordata tra l’Assessorato dell’Agricoltura e
l’Assessorato dell’Ambiente e autorizzata dall’Ue.
Lo spostamento graduale degli indennizzi dal bestiame alla copertura arborea
avrà effetti benefici e duraturi perché toglierà forza alle attuali
motivazioni e necessità che “giustificano” gli incendi, oltre ad avviare
l’Isola verso un vero sviluppo sostenibile.
Desertificazione: come fermarla?
Il bosco a quercia da sughero è una grossa risorsa ambientale e può avere un
ruolo fondamentale nel fermare la desertificazione, contenere la siccità e
preservare la biodiversità.
La desertificazione comincia quando la quantità d’acqua «perduta» è
superiore a quella «immessa» nell’ecosistema con le piogge. Ma chi o che
cosa immette l’acqua nell’ecosistema? L’humus, che è un prodotto di
decomposizione della lettiera, che è costituita da foglie, rametti, resti di
animali, ecc., è “l’imbuto” che permette il passaggio dell’acqua di pioggia
nel terreno. I processi per la formazione dell’humus vengono operati nel
suolo da diversi gruppi di organismi e di microrganismi. Se la lettiera è
quella “giusta”, cioè derivata da piante autoctone, come la quercia da
sughero, e se la lettiera é sufficiente, in quanto non viene asportata in
quantità significative, allora l’humus costituisce in media 1/25-1/50 della
massa totale del suolo.
Siccome l’humus è in grado di assorbire H2O 20 volte il suo peso, avremo che
in presenza di humus l’acqua assorbita sarà circa 2-4.000 m³/ha/anno = 2-4
milioni di litri/ha/anno. Ora più aumenta l’humus prodotto e lasciato nel
bosco, maggiore sarà la quantità di acqua assorbita durante le piogge.
L’humus prodotto dal bosco è in funzione della copertura arborea, maggiore
sarà la copertura arborea, maggiore sarà l’humus prodotto, a parità di
organismi e microrganismi del terreno e dunque maggiore sarà la quantità di
acqua assorbita
La creazione di copertura arborea a quercia da sughero è molto importante
nella regione mediterranea, perché riduce l’insolazione al suolo, riduce la
quantità di acqua evaporata nella atmosfera e producendo lettiera adatta
alla zona mediterranea intercetta la pioggia sicché questa raggiunge il
terreno più lentamente. Il materiale di risulta della copertura vegetale
(foglie, rametti, rami, tronchi, semi, frutti) e i resti di animali,
escrementi, ecc. costituiscono la lettiera, come si è detto, che, nei suoi
diversi stadi di trasformazione fino a quello di humus ed oltre, ha la
proprietà, tra le altre, di assorbire l’acqua di pioggia come una spugna e
successivamente rilasciarla lentamente, permettendo il passaggio della
umidità negli strati profondi del terreno, infiltrandosi in esso fino a
percolare nelle falde (lenti idriche) che conservano l’acqua e poi la
rilasciano all’esterno con le sorgenti. L’acqua che giunge al terreno può
penetrare in esso attraverso i pori, oppure, se questi sono insufficienti od
occlusi (anche in conseguenza di arature), scorrere in superficie. Sui
diversi fattori che condizionano la capacità di infiltrazione, la presenza
del bosco può agire sensibilmente. Sono determinanti a tal fine, dunque, gli
apporti di sostanza organica e i vuoti lasciati dalle radici che muoiono o
si decompongono.
Forestare a quercia da sughero significa creare copertura arborea adatta
alla regione mediterranea.
Per esempio, a parità di età con le altre querce (dieci anni), la quercia da
sughero presenta una maggiore copertura di suolo: 4.000 m² su 10.000, contro
i 1.000 m² su 10.000 del leccio; copertura, dunque, del 40%. La copertura
aumenta al crescere dell’età del popolamento forestale. Se cresce la
copertura aumenta in proporzione la quantità di lettiera, aumenta la
quantità di precipitazioni trattenuta per unità di superficie, si abbassano
i picchi di piena e si accresce l’approvvigionamento della diga in maniera
sensibilmente maggiore rispetto alla parte del bacino senza copertura.
Dunque, se cade una pioggia di 1 mm su un metro quadrato, la quantità
d’acqua è di 1 litro, su 1 ha = 10 000 litri, su 100 ha = 1.000.000 litri
Se i mm di pioggia che cadono in media nel bacino sono 500 nell’arco
dell’anno e la copertura arborea arriva al 100%, allora avremo 500 x
1.000.000 = 500 milioni di litri per ogni 100 ha di bacino imbrifero
forestato. Dove sta il trucco? Nel creare la copertura arborea costituita da
specie autoctone per quella regione, dunque, per la Sardegna, copertura
arborea a sughera.
Sfogliamo il vocabolario
della terra e della foresta
Deflusso
La presenza del bosco ha influenze piuttosto marcate sul deflusso dell’acqua
di pioggia. La ritenzione o regimazione comincia a manifestarsi
già dai primi anni dopo l’impianto. La quantità di acqua, che ogni anno, a
parità di precipitazioni, viene trattenuta dal suolo, aumenta perché col
tempo aumenta la copertura e aumenta l’efficienza dei meccanismi di cattura
della lettiera. Gli incrementi verranno indicati dagli apparati di
registrazione della diga.
Il bosco di copertura a sughera, che genera lettiera che produce humus ricco
e adatto a trattenere l’acqua di pioggia in quantità massiva, riteniamo che
risolva alla radice il problema della desertificazione per la Sardegna e per
le terre d’Europa che si affacciano sul bacino mediterraneo; esso ha,
inoltre, risvolti economici impensati in quanto a produzione di sughero. Le
grandi quantità di sughero prodotte da Portogallo e Spagna derivano da
boschi artificiali: in particolare, il predominio portoghese a livello
mondiale nel campo del sughero, si fonda su boschi impiantati dall’uomo agli
inizi del ‘900.
I 7 bacini imbriferi
Tra le misure da mettere in atto sul territorio per portare a soluzione il
problema dell’approvvigionamento idrico la riforestazione a quercia da
sughero dei 7 bacini imbriferi sardi si ritiene sia quella a cui bisogna
dare più peso e sia da mettere in esecuzione in tempi brevi in Sardegna. La
riforestazione dei bacini imbriferi oltre che risolvere il problema
dell’acqua alla radice, lo risolve nella maniera più economica rispetto a
tutte le altre soluzioni proposte, nel rispetto dell’ambiente e creando uno
sviluppo sostenibile delle zone interessate con il reddito del sughero. (1.
Sub-bacino Sulcis, 2. Tirso, 3. Temo-Mannu di Porto Torres-Coghinas, 4.
Liscia, 5. Posada-Cedrino, 6. Sud Orientale, 7. Flumendosa-Campidani-Cixerri).
Gli incendi
I processi per la formazione dell’humus vengono operati nel suolo da diversi
gruppi di organismi e di microrganismi, si è detto, i quali quando passa
l’incendio vengono distrutti (fatti arrosto). Quindi l’incendio blocca la
vita nel suolo, anche se lo riempie di “cadaveri”.
Perché la fabbrica dell’humus riprenda a funzionare, il suolo dovrà essere
colonizzato di nuovo e passeranno anni, senza incendi, per avere le
popolazioni di organismi e microrganismi pre-incendio e un suolo fertile e
ricco.
L’emergenza incendi, 15 incendi al giorno per 365 giorni l’anno nel 2001
(dati Cfva) e 125 milioni di euro per la lotta nel 2003 (dati Cfva), che
comportano un onere di 75 euro (150.000 lire) per persona residente, indica
che le strategie usate fino ad oggi sono da cambiare, perché stanno portando
l’ambiente al collasso. Impiegando il personale dell’antincendio nella
riforestazione a sughera con lo stesso budget annuo si potrebbe mutare il
volto della Sardegna in qualche decade se si spostano anche gli incentivi
dal bestiame alla copertura arborea, secondo le indicazioni Ue.
Alluvioni
Il bosco a querce nella regione mediterranea (e in particolare quello a
quercia da sughero) esplica una fondamentale azione benefica perché
contribuisce alla stabilità dei versanti, rallenta il ruscellamento e riduce
l’erosione delle pendici, cioè la produzione di sedimenti da cui prendono
origine le onde di fango e la portata solida la quale, a sua volta, può
tradursi in un rallentamento della corrente, per cui diminuendone la
velocità essa ha bisogno di una maggior sezione di flusso.
Se bisogna prendere provvedimenti di difesa idraulica di natura specifica
per la laminazione delle piene, quali casse di espansione e serbatoi di
ritenuta, dove è necessario, questi non vanno mai disgiunti nella regione
mediterranea dalla riforestazione delle pendici e dei bacini con le querce.
Dissesto idrogeologico
Le frane da noi sono frequenti dopo violenti temporali. All’origine, a parte
la predisposizione di natura geologica, vi è quasi sempre la scomparsa del
manto boschivo. Le frane sono paragonabili ad ordigni ad orologeria. Se i
rischi naturali sono una produzione sociale, allora il dissesto
idrogeologico è produzione sociale. Si può intervenire per tempo nel
reticolo idrografico mediante sistemazioni idraulico-forestali,
privilegiando più che possibile quelle forestali a querce autoctone nel
bacino mediterraneo. Il catasto delle opere e della entità delle superfici
forestate con essenze autoctone è fondamentale per mantenerle e adeguarne la
funzione all’evoluzione del territorio e del corso d’acqua.
Piante alloctone
Tra le foglie, quelle delle Conifere, più dure e ricche di resine, subiscono
una umificazione più lenta rispetto a quelle delle Latifoglie, al punto che
se in una faggeta l’umificazione avviene nel giro di un anno, in una pineta
oppure in una abetaia ci vorranno almeno 10 anni». (Occorrono 1,5-3 anni per
la umificazione delle foglie delle querce mediterranee sempre verdi).
Siccome la quantità di humus prodotto da un bosco a conifere non è
paragonabile a quella di un bosco a Querce nella regione mediterranea, ecco
la ragione per cominciare a ridurre le conifere nei piani di gestione
forestale sostenibile in Sardegna, se si vuole bloccare la desertificazione
Arature
Rovesciando le zolle di terra l’aratro (soprattutto quello che scava in
profondità) favorisce la dispersione del terriccio superficiale, quello più
fertile e contribuisce all’erosione del suolo. Dal 1995 chi ara non riceve
più sussidi agricoli dal governo degli Stati Uniti. Invece dal 1898 nelle
regioni dell’ex-impero austro-ungarico vige una legge (ereditata in Italia
dal Trentino-Alto Adige) per la quale chi ara le terre di collina oltre una
certa pendenza non riceve finanziamenti pubblici.
Parchi
Anche territori assegnati ai parchi possono venire riforestati a sughera e
possono essere normalizzate le sugherete che vi si trovano seguendo i
criteri indicati e ciò può consentire un reddito minimo a chi conferisce
terreni ai Parchi. Poiché compito dei Parchi, oltre la conservazione, è
fornire “ricette” innovative, a basso impatto ambientale dell’uso del
territorio, che coadiuvino la natura nell’aumentare le produzioni, si
possono realizzare i tre tipo di bosco a diversa copertura arborea per
“insegnare” come condurre un bosco dal punto di vista produttivo. Questo può
aiutare le popolazioni sarde che vivono nelle campagne a fare le scelte più
oculate sia dal punto di vista ambientale che economico.