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X PARCO REGIONALE
Aree Parco Tepilora
Direttore del Parco

PARCO di  TEPILORA, X PARCO REGIONALE DELLA SARDEGNA.  Apri il Documento

 

M. PALMAS

Istituto e Orto Botanico dell'Università

Viale San Ignazio da Laconi, 13 - 09123 Cagliari

 

 

         Palmas M., 1995 - Tepilora Park, 10th Regional Park of Sardinia .

         The  author suggests the institution of Sardinia's  10th  regional park constituted by a coastal zone (from Orosei   to Olbia) and an internal region  extending  on the area  between Monti di Alà - Monte Nieddu in the North,  Monte Albo  - Monte Senes  in  the  South  and  the  highlands  of Bitti and Buddusò in the Center  for about 70.000 ha. The park embraces the wider desertificated zone of Italy and Sardinia at the present and the splendid calcareous montains where there  are   still places of the ancient mediterrenean habitat and numerous endemisms, in order to recreate the former forest with their own great abundance of waters and to  save  the biodiversity using the CEE finacial  supports too for allow those populations a "sustainable development".  

 

KEY  WORDS: endemisms, primigenic mediterranean  forest, Regional Park, Sardinia, sustainable development.

 

INQUADRAMENTO SOCIO-ECONOMICO-AMBIENTALE

    L'area  del  Parco Monte Albo – Tepilora - Monti di Alà, col  suo "patrimonio naturale"(ONU,1972;legge n.394/1991) è un ambiente  di notevoli e rare risorse naturali; essa quindi é un patrimonio primario e irrinunciabile per le popolazioni locali  e per l'intera comunità regionale.

   La creazione del Parco Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà é una occasione  straordinaria  per  porre  fine  al  sottosviluppo   e all'abbandono delle popolazioni locali da parte dello Stato.

   Lo   sviluppo  può  e  deve  avvenire   nel   pieno   rispetto  dell'ambiente    naturale   assecondando   e   valorizzando    le  potenzialità  che la zona presenta, anche in  considerazione  del fatto che in assenza di nuove politiche per l'uso del  territorio la  tendenza al calo della popolazione continuerà  (Sabatini  G., 1987).

  La  mutata politica agricola della Unione Europea  postula  un cambiamento  radicale  per cui, se in  precedenza  le  produzioni delle  aree  marginali  venivano ritirate  assicurando  un  "equo indennizzo",  con la nuova politica le aree  marginali  divengono ancor  più  marginali e, dato che non sono  competitive,  vengono eliminate dal mercato.

   I  regolamenti  CEE sugli aiuti alle misure  forestali,  sulla produzione  agricola  compatibile  e  sui  pre-pensionamenti   in agricoltura,  aprono  di fatto le zone montane ad un  futuro  più tranquillo nel rispetto della natura.      

   Il  flusso  turistico  che arriva ad  Olbia  ha  bisogno,  per acquisire spessore culturale, di non restare solo lungo le  coste (é necessario integrare il turismo costiero con quello montano). 

   Infine si imposta su basi nuove il problema della "identità" e  della   "specificità”   di  quelle  popolazioni   che   risultano minacciate    oltre    che   dalla   generale  tendenza  alla omologazione  della nostra epoca, anche da forze esterne  che potrebbero farle diventare estranee in casa propria.

   La  ipotesi  di  "sviluppo  sostenibile  o  durevole"  non é  certamente  facile  da realizzare perché finora si é  confuso  lo sviluppo  con  il  saccheggio dissennato  dell'ambiente  e  delle risorse naturali, ma é la sfida del presente.

   Le  Amministrazioni  pubbliche  hanno  messo  a   disposizione risorse   e  realizzato  opere,  ci  sono  stati  interventi   in agricoltura,  forestazione, irrigazione, sistemazione  idraulica, strade,  ecc;  eppure  a  questo sforzo  non  ha  corrisposto  un risultato,  nemmeno vagamente proporzionale, che desse  segni  di cambiamento  dei  ritmi  e della logica di  sviluppo  delle  zone direttamente investite. Questa divaricazione tra spesa  sostenuta e risultati conseguiti rende necessarie alcune riflessioni  sulla

qualità  e  sulle modalità degli investimenti,  per  riuscire  ad individuare  logiche  nuove,  che  permettano  di  garantire  una rispondenza corretta tra gli sforzi che si compiono e i risultati che si ottengono.

I caratteri che con più evidenza hanno limitato l'efficacia  della  spesa pubblica  sarebbero: la  inadeguatezza delle  informazioni  sul  territorio;

la  mancanza  di  un  piano polisettoriale  di riferimento;

la sua frantumazione in  numerosi centri  decisionali;

la finalità debole e, spesso,  generica;  

il legame organico inesistente  tra  investimento   e   gestione  (Cagnardi et al.,1981)

  

Nel  caso  della  zona Monte  Albo-Tepilora-Monti  di  Alà  il sottosviluppo  é  caratterizzato  da: "emigrazione,  

crisi  delle attività    economiche   tradizionali,   

 invecchiamento    della popolazione,    

dissesto   idrogeologico,    

criminalità,    etc.

Riconoscere  e  far emergere questi elementi,  naturalmente,  non significa  negare  tutta la positività e la  potenzialità  insita nell'ambiente,  nella natura e nella cultura locale ed anche  nei suoi  embrioni  di attività economica e nella  coscienza  di  una comune  identità e appartenenza. Tuttavia elementi oggettivi  del degrado  e  del  sottosviluppo  pesano e  non  sono  destinati  a scomparire  "naturalmente".  Di  qui l'esigenza  di  proporre  la creazione del Parco come momento di valorizzazione delle  risorse naturali ed ambientali e di promozione dello sviluppo economico e sociale  dell'area: in altre parole (si tratta di)  stabilire  le condizioni fondanti che garantiscano la realizzabilità del  Parco stesso,  poiché  esso deve diventare patrimonio e  cultura  delle popolazioni  locali,  strumento possibile per un  nuovo  modo  di vivere  e,  quindi,  continuamente  da  tutelare  e  da  gestire" (Cagnardi A., l.c.).  

   Certamente  gli  interventi  amministrativi per  il  Parco  si configureranno sotto la veste di progetto speciale, come indicato dalle ultime leggi sull'ambiente, essenziale per creare e portare avanti  un  disegno sostanzialmente unitario  verso  i  complessi  problemi della zona.

   La gestione  del Parco, con tutte le sue sezioni e i suoi settori, in maniera illuminata e prudente é essenziale a questa operazione.

   Lo strumento che realizza il Parco deve, quindi, essere garante su tutti i piani - quello di impostazione generale, di studio, di promozione,  di  realizzazione,  di gestione -  del  successo  di questa operazione complessiva. E deve anche essere, come è ovvio, espressione la più possibile diretta della volontà delle comunità locali  e  di  quella  regionale.  In  termini  concreti,  questo strumento  deve  essere  in grado di impostare  un  bilancio  per l'area  complessivo  e a carattere  pluriennale,  contabilizzando

l'insieme  di  risorse  destinate  ad  affluirvi,  prevedendo  le ripartizioni  di  spesa tra i vari settori e le varie  parti  del territorio  e continuamente controllando che si creino  tutte  le condizioni  strumentali  affinché,  anno  dopo  anno,  la   spesa realizzi le politiche-obiettivo indicate (Cagnardi A., l.c.).

   I  parchi sono istituzioni "deputate alla conservazione  delle risorse  naturali  e  storiche  e alla  creazione  di  servizi  e attrezzature   limitate   per  uso   scientifico,   didattico   e ricreativo.  Essi spesso contengono numerosi ecosistemi  che  non

sono  stati materialmente alterati dall'uso da parte dell'uomo  e possono anche contenere aree storiche e culturali. Si tratta,  in generale, di aree vaste e complesse che sono gestite tramite  una suddivisione  in zone in cui vengono perseguiti scopi  specifici.

Dette zone includono varie combinazioni dei seguenti  obbiettivi: Riserve naturali integrali, Riserve con finalità  naturalistiche, Aree ricreative e culturali" (FERRARA G., 1994).

   La conservazione è il risultato della gestione dell'uso  umano della  biosfera, finalizzata a produrre il più  grande  beneficio durevole  alle generazioni presenti, mantenendo al  tempo  stesso tutto il potenziale necessario per le necessità e le  aspirazioni delle generazioni future (IUCN, 1980).

   Gli obiettivi della conservazione  più importanti sono:

   - mantenimento dei processi ecologici essenziali e dei sistemi che sono di supporto alla vita;

   - preservazione delle diversità genetiche (biodiversità);

   - utilizzazione  durevole  delle specie  e  degli  ecosistemi (IUCN, 1980).

   Lo  "sviluppo  sostenibile  o durevole"  é  definito  come  la modificazione  della  biosfera e la  applicazione  delle  risorse umane,  finanziarie, viventi e non viventi per  la  soddisfazione dei  bisogni umani e per migliorare la qualità della vita  umana (in proporzioni tali da soddisfare le necessità del presente senza compromettere le capacità delle  generazioni future di soddisfare le loro necessità”.).

Affinché   lo   sviluppo  sia  durevole,  bisogna   prendere   in considerazione  i fattori sociali ed ecologici insieme  a  quelli economici,  le basi di sostentamento delle risorse viventi e  non viventi  ed  i vantaggi e gli svantaggi  delle  possibili  azioni alternative di intervento sia a breve che a lungo termine  (IUCN, 1980).

   Un  Parco  potrà  essere  costituito  se  il  suo   territorio presenta:

     a) esempi rappresentativi di biotopi naturali;

   b)  comunità  uniche  o  aree  con  caratteristiche   naturali inconsuete o di interesse eccezionale;

   c)  esempi  di paesaggio pregevole  risultante  dalle  maniere tradizionali dell'uso del suolo;

   d)  esempi  di  ecosistemi modificati e  degradati  capaci  di essere restaurati verso condizioni più naturali.

   Un Parco deve avere una protezione giuridica  sufficientemente a  lungo  termine; essere grande abbastanza  per  costituire  una unità di conservazione effettiva e per accogliere differenti  usi al  suo interno senza conflitti; avere un  opportuno azzonamento per determinare le direttive necessarie alla sua gestione.

  Di  norma  possono essere delineate quattro  zone  principali, come  segue:  

   a1) Zona naturale centrale;

   a2) Zona cuscinetto con possibilità di trasformazioni;  

   a3) Zona di recupero e restauro; 

   a4) Zona colturale stabile.

   Lo studio di fattibilità del parco si occuperà di individuare le:

- risorse pedologiche

- risorse geologiche e geomorfologiche

- risorse floristiche e vegetazionali

- risorse forestali

- risorse faunistiche

- risorse archeologiche

- risorse storico-artistiche

- risorse sociali e culturali

- ecc.

Informazioni  da conservare e aggiornare in una banca dati a  cui sono collegati tutti i comuni afferenti al Parco.

   Come é noto, sono state varate delle leggi molto importanti:

-  legge  regionale  n.  31 del 7  giugno  1989  (istituzione  in Sardegna    di    Parchi   nazionali,   regionali    e    riserve naturalistiche);

- la legge n. 305 del 28 agosto 1989 (programma triennale per  la tutela dell'ambiente);

-  legge regionale n. 45 del 22 dicembre 1989 (norme per l'uso  e tutela del territorio regionale);

-  la legge n. 394 del 6 dicembre 1991 (legge quadro  delle  aree protette).

Si prevedono nei prossimi anni grossi finanziamenti su fondi:

   - regionali,

   - nazionali,

   - comunitari

 

I Parchi avranno

   - una amministrazione flessibile (saranno gestiti da  Consorzi di Comuni, Comunità Montane, Provincie).

   - un piano del parco

   - un regolamento del parco

   - un piano territoriale di coordinamento

   - un programma pluriennale di gestione degli interventi

   - un piano socio-economico-ecologico con possibilità di  notevoli ricadute economiche per  i territori interessati ( i territori del  Parco  hanno maggiorazioni e priorità di finanziamenti  nei vari comparti della attività economica quali la forestazione,  il turismo, l'agricoltura, etc ).

   - impiegheranno personale - nella struttura

                             - nella custodia

                             - nella protezione

                             - nella animazione

                             - nella ricerca,

                               etc.

 

Secondo  le  stime  del  Comitato  Parchi  Nazionali  e   Riserve Analoghe,  (Ferrari  P.,  1992),  nei parchi  europei  si  ha  un rapporto  di  20 visitatori per ettaro  di  territorio  tutelato. Supponendo  che venga protetto almeno il 30% del  territorio  del parco (anche in considerazione della estesa desertificazione)  ed estrapolando,  si  può calcolare un numero di visitatori  pari  a circa 400.000 (per 20.000 ha); non dobbiamo infatti  dimenticare, tra  l'altro, che le sue estreme propaggini  sono  visibili  dai porti di Olbia e Golfo Aranci.

   Con  un rapporto normalmente accettato di un posto  di  lavoro fisso  ogni 5.000 visitatori, si calcola una occupazione  globale da 80 a 240 unità. Considerando questa ipotesi si avrebbero circa 80 occupati fissi più 80 temporanei e altrettanti stagionali.

   Se ogni visitatore sosterà nelle aree a parco solo un  giorno, si avranno 400.000 presenze annue che, calcolando una spesa media di  20.000  lire  per persona, assicureranno  un  introito  di  8 miliardi annui.

   A questo bilancio in entrata farebbe riscontro la spesa per la gestione del parco, valutabile in almeno 5 miliardi,  provenienti in  gran parte dalla Regione e dallo Stato (e dalla UE)  e  altri finanziamenti per riforestazione, ecc.

   Le  spese per la gestione del parco e il reddito prodotto  dai servizi  di  ospitalità per i visitatori  (10-13  miliardi  annui iniziali)  costituiscono il volano di cui beneficerebbero  tutte le  attività  della zona creando nuova  occupazione  e  attirando nuovi investimenti.

   -  le zone pre-parco dove i visitatori faranno base,  conosceranno  un  flusso  turistico  crescente;  questo  determinerà  le attività  economiche connesse e invoglierà le  Amministrazioni  a servirle con strade agili e sicure.

                                                           

   -  un  flusso di capitali con tendenza a  crescere  nel  tempo consentirà,  tra l'altro:

   b1)  di venire incontro alle esigenze dei singoli che  faranno servizi per il Parco;

   b2)  l'acquisto  a  prezzi di mercato  di  eventuali  terreni, boschi e quant'altro si rendesse disponibile (collezioni, ecc);

   b3)   il  rispetto dei diritti dei conduttori che  avessero  i terreni entro l'area delimitata a Parco.    

 

   Oltre  alla  creazione  di  servizi  divulgativi  nelle   aree protette  e ai programmi di educazione ambientale, la  promozione del parco dovrà basarsi sul consenso delle popolazioni  residenti fondato  sulla  "elaborazione  di meccanismi  che  permettano  la partecipazione  di tutti i settori sociali  alla  pianificazione, alla  costituzione e alla gestione garantendo  l'equa divisione dei costi e dei benefici comuni" (IUCN, 1992)

 

   La  legge  istitutiva  del parco indicherà  le  procedure  che l'ente parco dovrà seguire per gli espropri, per imporre  vincoli e  divieti  ed  emanare tutte  quelle  disposizioni  che  riterrà necessarie  per la realizzazione graduale del parco. Ma  la stessa  legge istitutiva dovrà stabilire, sulla base di  principi equitativi  e di indennità rivalutabili nel tempo, l'entità e  le modalità  degli indennizzi per espropri, limiti e divieti,  anche sotto  forma  di affitto, a favore dei soggetti la  cui  attività economica  venga  sospesa o limitata dai  vincoli  e/o  assumere iniziative  ed  aiuti per l'incentivazione delle  attività agro-silvo-pastorali  delle  zone limitrofe (LACAVA A. et  al.,  1992, l.c.), mentre per i cacciatori si accede ai prelievi venatori per i  soli  residenti in rapporto alla capacità  riproduttiva  delle popolazioni  animali e al loro stato di salute (FERRARA G.,  1994

l.c.)

 

   Tanto  il parco merita un governo speciale per  un  territorio speciale che ben 6 degli obiettivi fissati dal Congresso Mondiale dei  Parchi Nazionali, tenutosi a Bali nel 1982, si  occupano  di come si gestisce un parco. Citerò solamente 2 attività:

-  "Attività 6.1 - Promuovere l'istituzione e  il  riconoscimento della attività di gestione delle aree protette come una  carriera professionale di importanza vitale per la società" 

- "Attività 5.1 - Sviluppare e rendere disponibili gli  strumenti per l'analisi dei processi ecologici, i requisiti degli habitat e degli  altri  fattori  responsabili della  integrità  delle  aree protette,  per  mettere in grado i loro gestori  e  dirigenti  di esaminare    criticamente   il   contesto   dell'area   per    la conservazione,  e insieme di associare conservazione  e  sviluppo nelle aree adiacenti" (I.U.C.N., 1982)

   I  parchi devono  diventare i laboratori di un nuovo  modo  di pensare e di operare sull’ambiente nell'interesse dell'umanità.

  Quando  e come sarà possibile costruire un rapporto  integrato tra  turismo balneare e turismo naturalistico in quest'area é  la scommessa  da  vincere.  Forse la  risposta  sta  nell'educazione naturalistica  che verrà impartita negli anni a venire, la  quale potrà   creare   l'esigenza  di  questa   integrazione   o,   più probabilmente,  fornirà al visitatore lo stimolo a ritornare  per un  turismo  naturalistico  in altri  periodi  dell'anno.  Questo sarebbe  un grande risultato: si semina in estate e si  raccoglie due volte.

 

   E'  opinione  condivisibile che un Parco  moderno  nella  zona indicata  consentirà alle popolazioni che vi gravitano di  uscire dal  sottosviluppo  e  raggiungere  uno  "sviluppo  sostenibile", proprio   perché  il  Parco, elaborando una  serie  di  soluzioni innovative   e  vincenti  sull'uso  dell'ambiente,

un   modello complessivo   sull'uso  del  territorio,  crea,  oltre  a   nuove opportunità, anche  un quadro di riferimento a cui i singoli e le aziende   possono  adeguarsi  o  tenere  presente,  per   ragioni imitative o in vista di maggiori profitti.

   Si accentuerebbe, inoltre, la circolazione delle idee e  delle informazioni  che, oltre allo sviluppo dell'economia,  porterebbe alla  modifica dei comportamenti sociali.

   Infine  la  creazione  di posti di lavoro, per  la  fascia  di popolazione  che  non possiede la terra o che non la   vuole  più lavorare   in   maniera  tradizionale,  potrebbe   contenere   la emigrazione che sta dissanguando quelle comunità.

 

SCHEDA PARCO

 

Il costituendo parco Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà si articola in una parte costiera (parco marino) e in una parte interna.

 

1.- Il parco terrestre é composto da 4 zone:

 

    A) Della zona naturale centrale fanno parte:

 

    * Monte Albo

    * Monte Senes

    * Tepilora,

    * Littos-Sas Tumbas

    * Crastazza-Punta sa Donna

    * Sorgenti del Tirso

    * Pineta di Torpè

    * Lago Sos Canales

    * Lago del Rio Mannu

    * Lago di Posada

    * Monte Nieddu

    * P.ta Ittia

    * Monte Olia

    * P.ta s'Untulzu

    * Monte Lerno

      ecc.

   - Monte Albo: (Propaggini settentrionali delle Dolomiti della Sardegna)  "vasto massiccio calcareo-dolomitico  della  Sardegna centro-orientale,  con spettacolari manifestazioni  morfologiche: doline,  canyons  e  campi  solcati  alternantisi  con falesie, scogliere  e  detriti  di falda. Roccia affiorante  su  tutto  il territorio  tranne  che  nei campi carsici ove  si  sono  formati fertili  suoli.  Ricchezza notevole di  specie  floristiche  (650 specie  censite),  lembi di foresta mesofila e  freddo  umida  di

leccio  con  presenza di tasso e acero  minore;  arbusti  montani prostrati  e  praterie  di montagna; macchie  xerofile  di  varia composizione. Ricca fauna con mufloni, cinghiali, martore, aquila reale,  gracchio  corallino,  corvo imperiale  e  rapaci  minori. Testimonianze  del  passato  sono  i  prelievi   forestali   (aie carbonili),  agropastorali e minerari. Nelle grotte  fenomeni  di carsismo  e  fauna  ipogea  endemica  (troglobia).  Ricchezza  di endemismi botanici" (1)(3).

 

    - Tepilora (e Littos-Sas Tumbas) "Area di notevole  interesse per  la  presenza  di specie animali di  importanza  nazionale  e regionale:  aquila  reale, pernice, corvo  imperiale,  cinghiale, martora,  gatto selvatico sardo ed altri. Sporadica  presenza  di grifoni  e di mufloni. Il Monte Tepilora, al centro di una  piana sparsa  di  pascoli  e cespugli,  si  eleva  con  le  sue  rocce monolitiche   per   alcune  centinaia  di  metri sulla   valle, caratterizzando tutto il paesaggio" (1)(3).

 

   Littos-Sas Tumbas é segnata, invece, da una serie di  rilievi alternati  a  valli contigue a Tepilora che si  elevano  dal  Rio Posada all'altipiano (da 200 a 900 m) segnando la transizione tra la zona a immediata influenza marina e la montagna. Presenta  una cenosi a Juniperus oxycedrus L. (dalla piantina di  2-3 cm   alla pianta  di 12 m), perfettamente conservata. Resti  di  protosardi (3).

 

    -  Crastazza-Punta sa Donna: Zona a formazioni  geologiche  a tronco  di  cono  con  flora  relitta  ed  endemismi  vari; una vegetazione  rada  segno  di  antica degradazione,  di   incendi continui,  di  pascolo  intensivo  caratterizza  gli   sconfinati pianori;  vi  si incontrano leccio, sughera,  erica,  corbezzolo, lillatro  e cisto ma anche  ginepro, ginestra  corsica,  lavanda, dafne,   eliantemo,   asparago,   rovo,   calicotome, euforbia, rosmarino,   teucrio,  smilace,  osiride,  ferula,   santoreggia, cirsio.  Qualche volta, lungo i numerosi wadi,  pochi  esemplari residui   di   agrifoglio  oppure   nella pianeggiante   gariga torreggiano  magnifici individui di ginestra etnense, una  pianta

piuttosto  localizzata  in  Sardegna, che trova  però  su  questi rilievi   un  ambiente  straordinariamente  propizio, tanto da assumere l'aspetto di un vero e proprio albero. Questa zona ha il privilegio di ospitare ancora uno degli ultimi nuclei di  mufloni autoctoni  esistenti  nell'isola: una decina di  capi  nel  1974, (situazione attuale non conosciuta). Una parte, circa 5.000 ha, stata interessata da forestazione produttiva negli anni scorsi  e potrebbe  essere acquisita facilmente dal Parco, dato  che  viene messa in vendita (Pratesi et al., 1986).

 

    -  Le  Sorgenti del Tirso: All'altezza  del  Nuraghe  Loelle, circondato  da  tombe  di  giganti e  da  "dolmen"  arcaici,  una stradina  conduce  verso le sorgenti del Tirso.  Il  paesaggio austero   nella  sua vastità contrappuntata da immani macerie  di rocce  granitiche  e da esemplari eccezionali di sughera  che  si ergono isolati nei pascoli. E' interessante andare a trovare,  tra cespugli e macchioni, la prima sorgente, ove diverse polle d'acqua   limpidissima   sgorgano  dal  terreno  di   granito   e compongono un  esile  rigagnolo". La sorgente é  circondata  da vegetazione di rovi, e dalla felce, Pteridium aquilinum, che può raggiungere il metro e mezzo di altezza (Pratesi et l., l.c.).    Riscoprire  a piedi queste zone appartate, entrare in quel  mondo che era ed é dei nostri pastori costituirà certamente, per chi vi si  cimenti, una esperienza stimolante ed appagante: ed é  tempo d'altronde  che  comincino,  in queste contrade  fuori  mano,  ad  aggirarsi anche quanti vi sono attratti dalla natura, senza nulla volerle  portare  via,  anziché i  soliti  cacciatori  armati  di fucile,  che  continuano  ad aggiungere la propria  ad  un  opera secolare di progressivo degrado (Ruiu D., 1988).

 

    - Monte Nieddu: "Massiccio granitico isolato, con cime degradate  nel  manto vegetale.  Macchia  mediterranea  con  lecci  e ginepri,  boschi  di sughera e una piccola  cenosi  spontanea  di Pinus pinaster. Presenti anche altre specie interessanti:  tasso, orniello,  ontano nero, agrifoglio, ginepro e il  raro  endemismo sardo-corso  giacinto   fastigiato.  Fauna  importante:  grifone, falco  pellegrino,  aquila  reale;  presenti  inoltre  il   gatto selvatico sardo, la volpe, la martora, la donnola, la lepre e  la

pernice sarda" (1).

 

    - Monte Senes: "Massiccio granitico prospicente il M. Albo  e da  questo  separato  da un profondo vallone e dalla  S.  S.  131 (Nuoro-Olbia). Ricoperto da macchia mediterranea molto  degradata in  seguito ad incendi, sono però ancora presenti ampi  lembi  di foresta  mista  di sclerofille in buono stato  di  conservazione. Interessanti aspetti faunistici per mammiferi e rapaci:  mufloni, grifoni, falco pellegrino, ecc. Fino a qualche decina di anni  fa era presente un nucleo di cervi. Ricchezza di acque" (1).

 

    - Punta s'Unturzu: "Altopiano con vari affioramenti di roccia granitica alternati a zone di macchia-foresta spesso evoluta. Uno di  questi  rilievi, appunto Punta s'Unturzu,  é particolarmente interessante  per  la ricca fauna che ospita;  sono  presenti  il falco  pellegrino,  il grifone, l'aquila reale,  la  pernice,  il corvo imperiale, il cinghiale, la martora, il gatto selvatico  ed altre specie ancora. Suggestivo il paesaggio del vasto  "gradino" dei rilievi di Monti" (1)(3).

 

    -  Monti  di  Alà: Morfologia quanto mai  tormentata  per  la frequenza    e   l'intensità dei   fenomeni  tettonici che caratterizzano  le  "serre"  dai profili  montuosi  seghettati  e

imprevedibili.  Si da questo nome alla grande  fascia  disabitata compresa tra Oschiri, Berchidda e Monti sul lato Nord e  Pattada, Buddusò e Alà su quello sud che costituisce una delle zone selvagge più vaste dell'isola e d'Italia (Colombo et al., 1987).

 

    - Monte Lerno: La vetta di Monte Lerno arriva a 1094 metri.  Tra querce,  aceri minori, erica arborea e scoparia,  corbezzolo  si incontrano  pure sparsi esemplari di tasso e di agrifoglio,  come ad  esempio alla fonte di Rodè sulle falde  settentrionali  della montagna;  oppure presso la vetta ove vegetano  asfodelo,  cisto, brachipodio,   dafne,   carota  selvatica,   teucrio,   elicriso, satureggia,  rovo, armeria, aglio, e garofano  selvatico,  nonché negli  angoli  più  umidi abbondanti felci  come  l'asplenio,  la

comunissima  felce acquilina e il polistico aculeato detto  anche felce maschio minore (Pratesi et al., 1986). 

 

    -  Foreste  demaniali di Usinavà e su Lidone  -  Lago  Posada -Punta  Ittia (3).  Lago di Posada: pesci di  acqua  dolce  (con scale di monta  per  le anguille);  uccelli stanziali e di passo.

     -  Foresta  demaniale  di  Monte  Olia  -  Bolostiu  -  Punta S'Untulzu (3).

     - Foresta demaniale di Filigosu (3).

     - Etc.

  

2.- Il parco marino

 

Del costituendo parco marino fanno parte:

 

    * Isole di Tavolara, Molara e Molarotto

    * Stagno di S. Teodoro e stagnetti di Budoni

    * Stagno di Posada

    * Stagno di Berchida-Bidderosa

    * Stagno di Sa Curcurica

    * Palude di Osalla

    * ecc.

  

    -  Isole  di  Tavolara,  Molara  e  Molarotto:   "Vegetazione caratterizzata da cenosi alofile di duna e roccia. Cenosi tipiche dell'Oleo-Ceratonion caratterizzate da abbondanza di olivastri  e ginepri  arborei.  Numerose e interessanti le  specie endemiche. Area interessante per la fauna stanziale e migratoria, ridotta ma che ancora annovera una notevole quantità di  specie.  Presente saltuariamente la foca monaca. Notevole l'erpetofauna:  lucertola sarda,   congilo,   emidattilo   turco,   biacco, tarantolino, interessanti specie marine"(1).

 

    -  Stagni  di S. Teodoro e stagnetti di  Budoni:  "Lo  stagno costiero  salmastro  di  S. Teodoro  é  caratterizzato  da   una vegetazione   ancora  ben  rappresentativa  di questo ambiente ecologico.  Gli  Stagni  di Budoni sono  dei  piccoli  acquitrini salmastri  con tipica vegetazione alofila a giunchi  e  tamerici. Sono  presenti pinete di rimboschimento: Nicchia  per  l'avifauna acquatica  migratoria  e nidificante. Pregiate specie  ittiche  e interessante fauna marina minore"(1).

 

    - Stagno di Posada: "L'areale comprende lo stagno litoraneo di  Posada,  formato dallo sbarramento del  rio  omonimo,  dalla palude "Arenariu de Grenieri", adibita a peschiera e dalle paludi di La Caletta e di S. Lucia. E' zona di particolare interesse per

la  sua  vegetazione  palustre,  ancora  quasi  intatta,  e   per l'avifauna   che  la  popola piro-piro,  gambecchi,   corrieri, fratini,   gabbiani,  ecc.  Nidificazione,  tra  la vegetazione riparia,  di  molti  rallidi:  porciglione,  folaga,   gallinella d'acqua ed altri"(1).   

 

   -  Stagno  di Berchida-Bidderosa: "La zona é compresa  tra  la fasca costira e la S.S. 125 orientale sarda e ne fanno parte  gli Stagni di Berchida, di Bidderosa e di Sa Curcurica nonché le dune e  i  colli granitici dell'entroterra.  Vegetazione  alofila  con

salicornia  e  salsola,  psammofila  con  soldanella,   Juniperus phoenicea  e  J. oxycedrus,  sulle  dune  macchia   mediterranea degradata; lembi residui di sughereta; presenza della palma nana; rimboschimenti   a  conifere,  eucaliptus,  acacia   e sughera, parzialmente  distrutti  da un grave incendio nel  1980-81  e  da altri  successivi.  In  prossimità dei  ruscelli  vegetazione  ad oleandro,  salice e ontano. Ricchezza di ittiofauna  ed  avifauna stanziale  e  di  passo; presente tra gli  altri  il  raro falco pescatore"(1).  

 

    -  Palude  di Osalla: "Piccolo stagno  littoraneo  con  folta vegetazione  palustre. Fa parte del sistema littoraneo di  paludi della costa orientale sarda. Di grande interesse per l'importante fauna  ornitologica: nidificano in questa zona il pollo  sultano, il germano reale,  la folaga, il  porciglione.  Tra  le  specie migratorie  che  vi sostano: laro-limicoli, anatidi (tra  cui  la rarissima volpoca), aironi, ecc" (1).

    -ecc

 

    B)  Della zona cuscinetto con possibilità  di  trasformazioni fanno parte tutte le aree pre-parco.

 

    C) Della zona di recupero e restauro fanno parte tutte le aree  degradate,  abbandonate, marginali, arate  ripetutamente  a ritocchino o percorse ripetutamente da incendio, ecc.

 

    D)  Della  zona a culture stabili fanno parte  ad  esempio  i vigneti,  frutteti, ecc., che rivelano i metodi  tradizionali  di coltivazione praticati dalle popolazioni.

 

   Un altra maniera di classificare le emergenze naturali propone la  distinzione  in aree di massimo valore ambientale  (zona  A), aree  di rilevante valore ambientale (zona B) e aree di  notevole valore ambientale (zona C), ecc.

   In ciascuna area del parco si possono individuare, dopo  studi specialistici,  zone A per la vegetazione, zone A per la fauna  e zone  A  per  la morfologia, ecc. e analogamente  per  le  altre suddivisioni; esse possono presentare esigenze differenti per  la conservazione e per la gestione.

  In  pratica  esistono superfici nelle quali  potrebbero  essere presenti  ad  es. tre emergenze naturali allo stesso  livello  di importanza, superfici in cui ne sono presenti due e superfici  in cui  é presente una sola risorsa di un dato  valore. Il piano  di gestione  dovrebbe  prevedere  una pluralità di  soluzioni  e  di interventi,  sempre supportati da studi fatti in precedenza.   Ad es.,  una zona classificata A per la vegetazione perché  presenta una  specie  in  via di estinzione, può  richiedere  per  la  sua conservazione  il divieto assoluto dell'uso antropico  dei  suoli (pastorizia),  mentre  una zona considerata A per  la  fauna  (in particolare   nel   caso   dell'avifauna)   può   richiedere   la conservazione  del  manto  vegetale,  ma  consentire  l'uso   del pascolo;  per  la  conservazione di  una  risorsa  geomorfologica importante   sarà   consentito  l'uso  agro-pastorale   e   della selvicoltura  ed  escluse  soltanto  attività  relative  a  nuove infrastrutture e attività estrattive (Lacava et al., 1992).

  

Conclusioni

   Le  ricerche specialistiche e le relative carte tematiche  (in supporto cartaceo e magneto-ottico) consentiranno di localizzare, classificare   e   conoscere   le emergenze geomorfologiche, vegetazionali,  faunistiche,  etc.,  e di  elaborare  un  modello complessivo  di  uso del territorio, che  produca  ricchezza  nel rispetto dell'ambiente.

   Tra l'altro la definizione delle condizioni che permettono  di conservare  una  risorsa  risulta determinante  perché  si  possa parlare di Parco.

   Una  volta avvenuta la delimitazione delle aree a Parco  sulle carte, è auspicabile che si cominci, con  piccoli  stanziamenti anche  della  Comunità Montana n. 10 o di altri Enti  Locali,  a evidenziarne  i  confini  sul terreno e  ad  attivare  specifiche

squadre  antincendio e propri guardiacaccia e si prosegua  con  i fondi europei per la disoccupazione.

   Si  richieda,  nell'ambito delle direttive  CEE:

 - Direttiva Commissione CEE/244/91 del 6 marzo 1991 che modifica la  direttiva del Consiglio CEE/409/79 concernente  la  conservazione degli uccelli selvatici;

 -  Direttiva Consiglio CEE/43/92  del 21 maggio  1992,  relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e  della flora e della fauna selvatiche; l’immediata applicazione dei Regolamenti CEE:

 -  Regolamento  CEE/1094/88  sul  ritiro  di  seminativi   dalla produzione;

 -   Regolamento  CEE/1973/92   che  istituisce   uno   strumento finanziario per l'ambiente (LIFE);

 -  Regolamento  CEE/2078/92   relativo a  metodi  di  produzione agricola compatibili con le esigenze di protezione  dell'ambiente e con la cura dello spazio naturale;

 -  Regolamento CEE/2079/92 che istituisce un regime  comunitario di aiuti al prepensionamento in agricoltura;    

 -  Regolamento CEE/2080/92 che istituisce un regime  comunitario di aiuti alle misure forestali nel settore agricolo.

 

  

    Non sembra fuori della realtà sostenere che l'area  desertica più  grande  d'Italia comincerà a produrre  ricchezza  grazie  ai finanziamenti  della Regione, dello Stato e della Unione  Europea quanta  non  ne ha mai prodotto in tutta la sua  storia,  neppure

quando   sono state rase al suolo le sue foreste, alla  fine  del secolo scorso.

   L'importante é che  questa  ricchezza  sia  frutto  di   uno "sviluppo  sostenibile",  faccia scomparire il deserto  e  ricrei l'antico bosco con la sua abbondanza di acque.

 

  

RIASSUNTO    

 

   L'autore propone la costituzione del X° Parco Regionale  della Sardegna   costituito  da  una  parte  costiera   (alcuni   lembi incantevoli  tra  Orosei  e Olbia) e dalle zone  interne  che  si estendono nell'area compresa tra i Monti di Alà - Monte Nieddu  a nord, Monte Albo - Monte Senes a sud e l'altopiano di Bitti e  di Buddusò al centro per una estensione di oltre 70.000 ha. Il parco  abbraccia  la zona desertificata più estesa attualmente in  Sarde gna e in Italia  e un allungato massiccio calcareo, entrambi  con

residui di habitat mediterraneo primigenio e numerosi  endemismi. Lo scopo é di ricreare l'antica foresta,la grande abbondanza di Acque,salvare la biodiversità mettendo a punto soluzioni innovative e vincenti sull'uso  dell'ambiente. anche adoperando anche i fondi U.E. per consentire,  nell'interesse  delle  popolazioni,  uno "sviluppo sostenibile". 

  

Nota

-----

(1)  - Area già inclusa nel piano dei parchi allegato alla  legge regionale 7 giugno 1989, n. 31 e relativa scheda.

(2)  -  Aree  appartenenti  o in via  di  acquisizione  da  parte  dell'Azienda  Foreste Demaniali della Regione Sarda (Colombo  S., Ticca F., 1987).

(3)  -  Aree  di  proprietà o  in  gestione  all'Azienda  Foreste Demaniali della Regione Sardegna

I.U.C.N.  =  Unione  Internazionale per  la  Conservazione  della Natura e delle Risorse Naturali

  

Riferimenti bibliografici

 

CAGNARDI A., FERRARA G., FORMICA A., GIACOMINI V., ROTA G.,  1981

- Progetto Pollino - Proposte per un parco naturale. Rapporto  n. 3, 515-650. Dip. Attiv. Produttive, Reg. Basilicata, Potenza.

COLOMBO S., TICCA F., 1987 - Sardegna da salvare, vol.I. Archiv. fotogr. Sardo, Nuoro.

FERRARA G., 1994 - Parchi naturali e cultura dell'uomo (Obiettivi e  categorie delle aree protette; Le riserve della  biosfera;  Il piano  d'azione di Bali; La dichiarazione di Caracas).  Maggioli Ed., Rimini.

FERRARI  P.,  -  In: Lacava et al., 1992  -  Parco  regionale  del Gennargentu, 235-236. Centro Stampa Reg. Sarda, Cagliari.

GUARISO  G.,  DE  SIMONI  G., FANELLO R., 1988  ?  -  Un  sistema informativo per la gestione di un parco naturale. 593-601.

I.U.C.N.,  1980  -  La strategia  mondiale  della  conservazione. Gland, Belgio.

I.U.C.N., 1982 - Il piano d'azione di Bali. In FERRARA G., 1994 - Parchi naturali e cultura dell'uomo. Maggioli Ed., Rimini.

I.U.C.N., 1992 - La dichiarazione di Caracas. In FERRARA G., 1994 - Parchi naturali e cultura dell'uomo. Maggioli Ed., Rimini.

LACAVA A. et al., 1992 - Parco nazionale del Gennargentu - Studio di prefattibilità degli interventi, 64-65. Centro Stampa  Regione sarda, Cagliari.

Legge 6 dic. 1991, n. 394 - Legge quadro sulle aree protette.

O.N.U.,   1972  -  Raccomandazione  sulla  protezione  in   campo nazionale  del patrimonio culturale e naturale. Conf. Gen.  della 17^ sessione, Parigi, 16 nov. 1972.

PRATESI  F., TASSI F., 1986 - Guida alla natura  della  Sardegna. Mondadori, Milano.

RUIU D., 1983 - Baronie a piedi. Eurograf, Torpè (NU)

SABATINI  G.,  1987  -  Studio  dei  biotopi:  relazione   socio-economica. Ass. Dif. Amb., Reg. Sardegna, Cagliari.

 

 

APPENDICE A

 

STRATEGIE

Strategia 1^ 

 

INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DELLA COMUNITA' MONTANA

 

   COMUNI INTERESSATI: ELENCO DELLE SUPERFICI E STRATEGIE

 

    A)  La Comunità Montana n.10 fa una delibera di giunta  nella quale chiede alla Regione Sardegna  che venga istituito il  Parco Regionale  Monte  Albo - Tepilora - Monti di Alà,  costituito  da terreni  appartenenti ai comuni di Bitti, Irgoli,  Loculi,  Lodè,

Lula,  Onanì,  Orosei,  San Teodoro, Siniscola, Torpè  a  cui  si possono  associare  i comuni di Alà dei Sardi, Buddusò  e  Padru, Berchidda, Monti, Olbia, Oschiri, ecc.

 

    B)   Vengono conferiti al Parco Monte Albo-Tepilora-Monti  di Alà i seguenti territori di cui

                    pubblici   Ha...

                    comunali   Ha...

                    privati    Ha...

                    altri enti Ha...

 

- Bitti (Tepilora, Littos-Sas Tumbas, Crastazza e   Punta sa Donna)    ha 8.000  ?

 

- Onanì                                                                                           ha ...    ?

 

- Monte Albo (Lula, Siniscola, Irgoli, Lodè, Loculi)                             ha  8.000 ?

 

- Monte Senes o Monte Remule (Irgoli, Siniscola, Loculi, Onifai)         ha  3.500 ?

 

- Torpè                                                                                           ha  ...   ? 

 

- Monte Nieddu (S. Teodoro, Budoni, Torpè, Buddusò                         ha  3.000 ?

 

- Foreste demaniali di Usinavà e su Lidone - Lago   Posada -Punta

 Ittia (Buddusò, Alà dei Sardi,  Torpè, Lodè                                     ha  7.000 ?

 

- Sugherete di Alà dei Sardi                                                            ha    800 ?

 

- Foresta demaniale di Monte Olia - Bolostiu - P.ta   S'Untulzu (Monti,

 Alà dei Sardi, Berchidda, Olbia)                                                     ha  8.800 ?

 

- Monti di Alà - P.ta S'Ena longa (Alà dei Sardi)                              ha  3.000 ?   

 

Altopiano di Buddusò e sorgenti del Tirso - Invaso  Sos Canales

(Buddusò, Bitti)                                                                              ha  2.500 ?

 

- Foresta demaniale di Filigosu (Oschiri, Berchidda)                          ha  3.800 ?

 

Monte Lerno: P.ta sa Covecada - Lago Rio Mannu  (Pattada e

 Buddusò)                                                                                       ha  5.000 ?

 

- Stagni di Budoni e Posada - Scoglio Pedrani (Budoni e Posada)          ha    800 ?

 

- Stagni di La Caletta e di Capo Comino (Siniscola)                            ha    100 ?

 

- Capo Comino e spiaggia di Berchida (Siniscola)                                ha  2.900 ?

 

Stagni Sa Curcurica, Bidderosa e Cala Liberotto -Colline di P.ta

Istiotta (Orosei, Onifai, Siniscola)                                                   ha  2.200 ?

 

- Stagno di San Teodoro                                                                   ha    300 ?

 

- Spiagge di Brandinchi (San Teodoro)                                              ha    300 ?

 

- Capo Coda Cavallo (San Teodoro)                                                   ha    550 ?

                                                                                                                          ---------------

                                                                           Tot.                  ha 70.000 ?    

 

    C)  Come  ipotesi di delimitazione, in  considerazione  delle emergenze  faunistiche,  vegetazionali, geomorfologiche, ecc., e in  considerazione del valore estetico, educativo,  ricreativo  e scientifico  delle  zone  sopra  considerate  si  suggerisce   di

includere  nel parco terrestre il quadrilatero che ha   per  base Monte  Albo e Monte Senes, direzione sud-ovest, nord-est  da  una parte   e  Monti  di Alà-Monte Nieddu, con  la  stessa  direzione dall'altra, mentre al centro si stende l'Altopiano di Bitti e  di

Buddusò.    Così  ci sarebbe solo un paese entro il Parco, Lodè,  e  poche frazioni (Sa Serra, etc.), mentre tutti gli altri paesi  sarebbero situati nell'area pre-parco.

 

   Nel  parco marino sono da includere le riserve naturali  delle zone costiere.

Si allega cartina.

 

 

    D)  Si  manda la delibera  all'Assessorato  Regionale  Difesa Ambiente  con  le emergenze segnalate, con la  delimitazione  del Parco  (cartina)  e se ne chiede la ratifica in base  alla  legge n.31/1989, art. 9/1b, art. 10 e art. 12/5.

 

Strategia 2^

 

INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

 

L'art.14 (funzioni) della legge 142 dell'8 giugno 1990 recita:

1.   Spettano  alla  provincia  le  funzioni  amministrative di interesse  provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori:

   a)  difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità;

   b)   tutela   e  valorizzazione  delle  risorse   idriche   ed energetiche;

   c) valorizzazione dei beni culturali;

   d) viabilità e trasporti;

   e)  protezione  della flora e della fauna,  parchi  e  riserve naturali.

   f) caccia e pesca nelle acque interne;

...".

 

    Ma  a provocare l'iniziativa della Provincia  potrebbe  essere anche  un comune, appartenente alla Comunità Montana n.10, i  cui terreni  insistano in ZONA PARCO, che fa una delibera di  giunta, nella  quale  dichiara di destinare al  costituendo  Parco  Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà i seguenti terreni... per un totale di ha... e  chiede che gli altri Comuni appartenenti  alla  ComunitàMontana si pronuncino sul parco tramite voti o deliberazioni.    Invia il documento ai Comuni e al Presidente della  Provincia.  

Il  Presidente  della Provincia convoca i sindaci  e,  sentiti  i medesimi, li "persuade" a fare delle deliberazioni analoghe.   Il presidente, riunisce tutte le delibere ricevute e le manda all'Assessore  Regionale Difesa Ambiente chiedendo  l'istituzione

del Parco, secondo la legge n.31/1989.

 

Strategia 3^

 

INIZIATIVA DELLE ASSOCIAZIONI DI PROTEZIONE AMBIENTALE

 

   Le  associazioni di protezione ambientale, che  devono  essere individuate  ai sensi dell'art. 13 della legge 8 luglio 1986,  n. 349,  possono  presentare la richiesta di istituzione  del  nuovo parco  Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà.

 

Strategia 4^

 

INIZIATIVA DI 5.000 CITTADINI ISCRITTI NELLE LISTE ELETTORALI

 

   Una volta  raccolte le firme di cinquemila cittadini, iscritti nelle  liste  elettorali dei Comuni  appartenenti  alla  Comunità Montana  n.  10  e a quelle limitrofe che  destinino  terreni  al parco,  si  può presentare la richiesta per  la  istituzione  del nuovo  parco  Monte Albo - Tepilora - Monti di  Alà  (art.4,  p.5 legge 6 dicembre 1991, n.394).

 

Strategia 5^

 

APPLICAZIONE PUNTUALE DELLE DIRETTIVE E DEI REGOLAMENTI CEE

 

   L'applicazione puntuale delle direttive e dei regolamenti  CEE possono  creare  le  condizioni  per  la  istituzione  del  Parco (Direttiva Consiglio CEE 43/92).

 

Riferimenti legislativi

 

- Direttiva di attuazione della legge regionale sulla sughera  (9 giugno 1989, n. 37) del 24 agosto 1990.

- Direttiva Commissione CEE/244/91 del 6 marzo 1991 che  modifica la  direttiva Consiglio CEE/409/79  concernente la  conservazione degli uccelli acquatici. G.U.C.E. N.L. 115, 8 maggio 1991

-  Direttiva  Consiglio CEE/43/92  del 21 maggio  1992,  relativa   alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e  della flora e della fauna selvatiche. G.U.C.E. L 206, 22 luglio 1992.

-Legge  8  aprile  1959,  n. 17  (art.6,  piano  territoriale  di coordinamento).

-Legge 3 maggio 1982, n. 203. Norme sui contratti agrari.

-Legge 1° marzo 1986, n. 64. Disciplina organica  dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno.

-Legge regionale 7 giugno 1989, n. 31 (parchi e aree protette).

-Legge regionale 9 giugno 1989, n. 37 (Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell'industria sughericola).

-Legge 28 agosto 1989, n. 305 (programma triennale per la tutela dell'ambiente). G.U. n. 205, 2 settembre 1989.

-Legge regionale 22 dicembre 1989, n.45 (norme per l'uso e tutela del territorio regionale).

-Legge 8 giugno 1990, n. 142 (ordinamento delle autonomie locali) Suppl. O. G.U. n. 135, 12 giugno 1990.

-Legge 6 dicembre 1991, n. 394 (legge quadro delle aree protette) Suppl. G.U. n. 292, 13 dicembre 1991.

-Legge regionale 9 febbraio 1994, n. 4 (Disciplina e  provvidenze a  favore  della sughericoltura e modifiche alla  L.R.  9  giugno 1989, n. 37).

-Regolamento Consiglio CEE/1094/88  del 25 aprile 1988 sul ritiro di seminativi dalla produzione. G.U.C.E. L 106, 27 aprile 1988.

-Regolamento  Consiglio  CEE/1973/92   del 21  maggio  1992,  che istituisce  uno  strumento  finanziario  per  l'ambiente  (LIFE). G.U.C.E. L 206, 22 luglio 1992.

-Regolamento Consiglio   CEE/2078/92 del 30 giugno 1992  relativo a  metodi di produzione agricola compatibili con le  esigenze  di protezione  dell'ambiente  e con la cura dello  spazio  naturale. G.U.C.E. L 215, 30 luglio 1992, 85-90.

-Regolamento  Consiglio  CEE/2079/92  del  30  giugno  1992   che istituisce un regime comunitario di aiuti al prepensionamento  in agricoltura. G.U.C.E. L 215, 30 luglio 1992, 91-95.

-Regolamento  Consiglio  CEE/2080/92   del  30  giugno  1992  che istituisce un regime comunitario di aiuti alle misure forestali nel settore agricolo. G.U.C.E. L 215, 30 luglio 1992, 96-99.

 

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