M. PALMAS
Istituto e Orto
Botanico dell'Università
Viale San Ignazio da
Laconi, 13 - 09123 Cagliari
Palmas M.,
1995 - Tepilora Park, 10th Regional Park of Sardinia .
The author
suggests the institution of Sardinia's 10th regional park constituted by a
coastal zone (from Orosei to Olbia) and an internal region extending on
the area between Monti di Alà - Monte Nieddu in the North, Monte Albo -
Monte Senes in the South and the highlands of Bitti and Buddusò in
the Center for about 70.000 ha. The park embraces the wider desertificated
zone of Italy and Sardinia at the present and the splendid calcareous
montains where there are still places of the ancient mediterrenean
habitat and numerous endemisms, in order to recreate the former forest with
their own great abundance of waters and to save the biodiversity using the
CEE finacial supports too for allow those populations a "sustainable
development".
KEY WORDS:
endemisms, primigenic mediterranean forest, Regional Park, Sardinia, sustainable
development.
INQUADRAMENTO
SOCIO-ECONOMICO-AMBIENTALE
L'area del
Parco Monte Albo – Tepilora - Monti di Alà, col suo "patrimonio
naturale"(ONU,1972;legge n.394/1991) è un ambiente di notevoli e rare
risorse naturali; essa quindi é un patrimonio primario e irrinunciabile per
le popolazioni locali e per l'intera comunità regionale.
La creazione del
Parco Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà é una occasione straordinaria per
porre fine al sottosviluppo e all'abbandono delle popolazioni locali
da parte dello Stato.
Lo sviluppo
può e deve avvenire nel pieno rispetto dell'ambiente naturale
assecondando e valorizzando le potenzialità che la zona presenta,
anche in considerazione del fatto che in assenza di nuove politiche per
l'uso del territorio la tendenza al calo della popolazione continuerà (Sabatini
G., 1987).
La mutata
politica agricola della Unione Europea postula un cambiamento radicale
per cui, se in precedenza le produzioni delle aree marginali venivano
ritirate assicurando un "equo indennizzo", con la nuova politica le aree
marginali divengono ancor più marginali e, dato che non sono
competitive, vengono eliminate dal mercato.
I regolamenti
CEE sugli aiuti alle misure forestali, sulla produzione agricola
compatibile e sui pre-pensionamenti in agricoltura, aprono di fatto
le zone montane ad un futuro più tranquillo nel rispetto della
natura.
Il flusso
turistico che arriva ad Olbia ha bisogno, per acquisire spessore
culturale, di non restare solo lungo le coste (é necessario integrare il
turismo costiero con quello montano).
Infine si imposta
su basi nuove il problema della "identità" e della "specificità” di
quelle popolazioni che risultano minacciate oltre che dalla
generale tendenza alla omologazione della nostra epoca, anche da forze
esterne che potrebbero farle diventare estranee in casa propria.
La ipotesi di
"sviluppo sostenibile o durevole" non é certamente facile da
realizzare perché finora si é confuso lo sviluppo con il saccheggio
dissennato dell'ambiente e delle risorse naturali, ma é la sfida del
presente.
Le
Amministrazioni pubbliche hanno messo a disposizione risorse e
realizzato opere, ci sono stati interventi in agricoltura, forestazione,
irrigazione, sistemazione idraulica, strade, ecc; eppure a questo
sforzo non ha corrisposto un risultato, nemmeno vagamente
proporzionale, che desse segni di cambiamento dei ritmi e della logica
di sviluppo delle zone direttamente investite. Questa divaricazione tra
spesa sostenuta e risultati conseguiti rende necessarie alcune riflessioni
sulla
qualità e sulle
modalità degli investimenti, per riuscire ad individuare logiche nuove,
che permettano di garantire una rispondenza corretta tra gli sforzi che
si compiono e i risultati che si ottengono.
I caratteri che con
più evidenza hanno limitato l'efficacia della spesa pubblica sarebbero:
la inadeguatezza delle informazioni sul territorio;
la mancanza di un
piano polisettoriale di riferimento;
la sua frantumazione
in numerosi centri decisionali;
la finalità debole
e, spesso, generica;
il legame organico
inesistente tra investimento e gestione (Cagnardi et al.,1981)
Nel caso della
zona Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà il sottosviluppo é
caratterizzato da: "emigrazione,
crisi delle
attività economiche tradizionali,
invecchiamento
della popolazione,
dissesto
idrogeologico,
criminalità, etc.
Riconoscere e far
emergere questi elementi, naturalmente, non significa negare tutta la
positività e la potenzialità insita nell'ambiente, nella natura e nella
cultura locale ed anche nei suoi embrioni di attività economica e nella
coscienza di una comune identità e appartenenza. Tuttavia elementi
oggettivi del degrado e del sottosviluppo pesano e non sono
destinati a scomparire "naturalmente". Di qui l'esigenza di proporre
la creazione del Parco come momento di valorizzazione delle risorse
naturali ed ambientali e di promozione dello sviluppo economico e sociale
dell'area: in altre parole (si tratta di) stabilire le condizioni
fondanti che garantiscano la realizzabilità del Parco stesso, poiché esso
deve diventare patrimonio e cultura delle popolazioni locali, strumento
possibile per un nuovo modo di vivere e, quindi, continuamente da
tutelare e da gestire" (Cagnardi A., l.c.).
Certamente gli
interventi amministrativi per il Parco si configureranno sotto la veste
di progetto speciale, come indicato dalle ultime leggi sull'ambiente,
essenziale per creare e portare avanti un disegno sostanzialmente unitario
verso i complessi problemi della zona.
La gestione del
Parco, con tutte le sue sezioni e i suoi settori, in maniera illuminata e
prudente é essenziale a questa operazione.
Lo strumento che
realizza il Parco deve, quindi, essere garante su tutti i piani - quello di
impostazione generale, di studio, di promozione, di realizzazione, di
gestione - del successo di questa operazione complessiva. E deve anche
essere, come è ovvio, espressione la più possibile diretta della volontà
delle comunità locali e di quella regionale. In termini concreti,
questo strumento deve essere in grado di impostare un bilancio per
l'area complessivo e a carattere pluriennale, contabilizzando
l'insieme di
risorse destinate ad affluirvi, prevedendo le ripartizioni di spesa
tra i vari settori e le varie parti del territorio e continuamente
controllando che si creino tutte le condizioni strumentali affinché,
anno dopo anno, la spesa realizzi le politiche-obiettivo indicate (Cagnardi
A., l.c.).
I parchi sono
istituzioni "deputate alla conservazione delle risorse naturali e
storiche e alla creazione di servizi e attrezzature limitate per
uso scientifico, didattico e ricreativo. Essi spesso contengono
numerosi ecosistemi che non
sono stati
materialmente alterati dall'uso da parte dell'uomo e possono anche
contenere aree storiche e culturali. Si tratta, in generale, di aree vaste
e complesse che sono gestite tramite una suddivisione in zone in cui
vengono perseguiti scopi specifici.
Dette zone includono
varie combinazioni dei seguenti obbiettivi: Riserve naturali integrali,
Riserve con finalità naturalistiche, Aree ricreative e culturali" (FERRARA
G., 1994).
La conservazione
è il risultato della gestione dell'uso umano della biosfera, finalizzata a
produrre il più grande beneficio durevole alle generazioni presenti,
mantenendo al tempo stesso tutto il potenziale necessario per le necessità
e le aspirazioni delle generazioni future (IUCN, 1980).
Gli obiettivi
della conservazione più importanti sono:
- mantenimento
dei processi ecologici essenziali e dei sistemi che sono di supporto alla
vita;
- preservazione
delle diversità genetiche (biodiversità);
- utilizzazione
durevole delle specie e degli ecosistemi (IUCN, 1980).
Lo "sviluppo
sostenibile o durevole" é definito come la modificazione della
biosfera e la applicazione delle risorse umane, finanziarie, viventi e
non viventi per la soddisfazione dei bisogni umani e per migliorare la
qualità della vita umana (in proporzioni tali da
soddisfare le necessità del presente senza compromettere le capacità delle
generazioni future di soddisfare le loro necessità”.).
Affinché lo
sviluppo sia durevole, bisogna prendere in considerazione i
fattori sociali ed ecologici insieme a quelli economici, le basi di
sostentamento delle risorse viventi e non viventi ed i vantaggi e gli
svantaggi delle possibili azioni alternative di intervento sia a breve
che a lungo termine (IUCN, 1980).
Un Parco potrà
essere costituito se il suo territorio presenta:
a) esempi
rappresentativi di biotopi naturali;
b) comunità
uniche o aree con caratteristiche naturali inconsuete o di interesse
eccezionale;
c) esempi di
paesaggio pregevole risultante dalle maniere tradizionali dell'uso del
suolo;
d) esempi di
ecosistemi modificati e degradati capaci di essere restaurati verso
condizioni più naturali.
Un Parco deve
avere una protezione giuridica sufficientemente a lungo termine; essere
grande abbastanza per costituire una unità di conservazione effettiva e
per accogliere differenti usi al suo interno senza conflitti; avere un
opportuno azzonamento per determinare le direttive necessarie alla sua
gestione.
Di norma possono
essere delineate quattro zone principali, come segue:
a1) Zona naturale
centrale;
a2) Zona
cuscinetto con possibilità di trasformazioni;
a3) Zona di
recupero e restauro;
a4) Zona
colturale stabile.
Lo studio di
fattibilità del parco si occuperà di individuare le:
- risorse
pedologiche
- risorse geologiche
e geomorfologiche
- risorse
floristiche e vegetazionali
- risorse forestali
- risorse
faunistiche
- risorse
archeologiche
- risorse
storico-artistiche
- risorse sociali e
culturali
- ecc.
Informazioni da
conservare e aggiornare in una banca dati a cui sono collegati tutti i
comuni afferenti al Parco.
Come é noto, sono
state varate delle leggi molto importanti:
- legge regionale
n. 31 del 7 giugno 1989 (istituzione in Sardegna di Parchi
nazionali, regionali e riserve naturalistiche);
- la legge n. 305
del 28 agosto 1989 (programma triennale per la tutela dell'ambiente);
- legge regionale
n. 45 del 22 dicembre 1989 (norme per l'uso e tutela del territorio
regionale);
- la legge n. 394
del 6 dicembre 1991 (legge quadro delle aree protette).
Si prevedono nei
prossimi anni grossi finanziamenti su fondi:
- regionali,
- nazionali,
- comunitari
I Parchi avranno
- una
amministrazione flessibile (saranno gestiti da Consorzi di Comuni, Comunità
Montane, Provincie).
- un piano del
parco
- un regolamento
del parco
- un piano
territoriale di coordinamento
- un programma
pluriennale di gestione degli interventi
- un piano
socio-economico-ecologico con possibilità di notevoli ricadute economiche
per i territori interessati ( i territori del Parco hanno maggiorazioni e
priorità di finanziamenti nei vari comparti della attività economica quali
la forestazione, il turismo, l'agricoltura, etc ).
- impiegheranno
personale - nella struttura
- nella custodia
- nella protezione
- nella animazione
- nella ricerca,
etc.
Secondo le stime
del Comitato Parchi Nazionali e Riserve Analoghe, (Ferrari P.,
1992), nei parchi europei si ha un rapporto di 20 visitatori per
ettaro di territorio tutelato. Supponendo che venga protetto almeno il
30% del territorio del parco (anche in considerazione della estesa
desertificazione) ed estrapolando, si può calcolare un numero di
visitatori pari a circa 400.000 (per 20.000 ha); non dobbiamo infatti
dimenticare, tra l'altro, che le sue estreme propaggini sono visibili
dai porti di Olbia e Golfo Aranci.
Con un rapporto
normalmente accettato di un posto di lavoro fisso ogni 5.000 visitatori,
si calcola una occupazione globale da 80 a 240 unità. Considerando questa
ipotesi si avrebbero circa 80 occupati fissi più 80 temporanei e altrettanti
stagionali.
Se ogni
visitatore sosterà nelle aree a parco solo un giorno, si avranno 400.000
presenze annue che, calcolando una spesa media di 20.000 lire per
persona, assicureranno un introito di 8 miliardi annui.
A questo bilancio
in entrata farebbe riscontro la spesa per la gestione del parco, valutabile
in almeno 5 miliardi, provenienti in gran parte dalla Regione e dallo
Stato (e dalla UE) e altri finanziamenti per riforestazione, ecc.
Le spese per la
gestione del parco e il reddito prodotto dai servizi di ospitalità per i
visitatori (10-13 miliardi annui iniziali) costituiscono il volano di
cui beneficerebbero tutte le attività della zona creando nuova
occupazione e attirando nuovi investimenti.
- le zone
pre-parco dove i visitatori faranno base, conosceranno un flusso
turistico crescente; questo determinerà le attività economiche
connesse e invoglierà le Amministrazioni a servirle con strade agili e
sicure.
- un flusso di
capitali con tendenza a crescere nel tempo consentirà, tra l'altro:
b1) di venire
incontro alle esigenze dei singoli che faranno servizi per il Parco;
b2) l'acquisto
a prezzi di mercato di eventuali terreni, boschi e quant'altro si
rendesse disponibile (collezioni, ecc);
b3) il
rispetto dei diritti dei conduttori che avessero i terreni entro l'area
delimitata a Parco.
Oltre alla
creazione di servizi divulgativi nelle aree protette e ai programmi
di educazione ambientale, la promozione del parco dovrà basarsi sul
consenso delle popolazioni residenti fondato sulla "elaborazione di
meccanismi che permettano la partecipazione di tutti i settori sociali
alla pianificazione, alla costituzione e alla gestione garantendo l'equa
divisione dei costi e dei benefici comuni" (IUCN, 1992)
La legge
istitutiva del parco indicherà le procedure che l'ente parco dovrà
seguire per gli espropri, per imporre vincoli e divieti ed emanare tutte
quelle disposizioni che riterrà necessarie per la realizzazione
graduale del parco. Ma la stessa legge istitutiva dovrà stabilire, sulla
base di principi equitativi e di indennità rivalutabili nel tempo,
l'entità e le modalità degli indennizzi per espropri, limiti e divieti,
anche sotto forma di affitto, a favore dei soggetti la cui attività
economica venga sospesa o limitata dai vincoli e/o assumere iniziative
ed aiuti per l'incentivazione delle attività agro-silvo-pastorali delle
zone limitrofe (LACAVA A. et al., 1992, l.c.), mentre per i cacciatori si
accede ai prelievi venatori per i soli residenti in rapporto alla capacità
riproduttiva delle popolazioni animali e al loro stato di salute (FERRARA
G., 1994
l.c.)
Tanto il parco
merita un governo speciale per un territorio speciale che ben 6 degli
obiettivi fissati dal Congresso Mondiale dei Parchi Nazionali, tenutosi a
Bali nel 1982, si occupano di come si gestisce un parco. Citerò solamente
2 attività:
- "Attività 6.1 -
Promuovere l'istituzione e il riconoscimento della attività di gestione
delle aree protette come una carriera professionale di importanza vitale
per la società"
- "Attività 5.1 -
Sviluppare e rendere disponibili gli strumenti per l'analisi dei processi
ecologici, i requisiti degli habitat e degli altri fattori responsabili
della integrità delle aree protette, per mettere in grado i loro
gestori e dirigenti di esaminare criticamente il contesto
dell'area per la conservazione, e insieme di associare conservazione
e sviluppo nelle aree adiacenti" (I.U.C.N., 1982)
I parchi devono
diventare i laboratori di un nuovo modo di pensare e di operare
sull’ambiente nell'interesse dell'umanità.
Quando e come
sarà possibile costruire un rapporto integrato tra turismo balneare e
turismo naturalistico in quest'area é la scommessa da vincere. Forse la
risposta sta nell'educazione naturalistica che verrà impartita negli
anni a venire, la quale potrà creare l'esigenza di questa
integrazione o, più probabilmente, fornirà al visitatore lo stimolo a
ritornare per un turismo naturalistico in altri periodi dell'anno.
Questo sarebbe un grande risultato: si semina in estate e si raccoglie
due volte.
E' opinione
condivisibile che un Parco moderno nella zona indicata consentirà alle
popolazioni che vi gravitano di uscire dal sottosviluppo e raggiungere
uno "sviluppo sostenibile", proprio perché il Parco, elaborando una
serie di soluzioni innovative e vincenti sull'uso dell'ambiente,
un modello
complessivo sull'uso del territorio, crea, oltre a nuove
opportunità, anche un quadro di riferimento a cui i singoli e le aziende
possono adeguarsi o tenere presente, per ragioni imitative o in
vista di maggiori profitti.
Si accentuerebbe,
inoltre, la circolazione delle idee e delle informazioni che, oltre allo
sviluppo dell'economia, porterebbe alla modifica dei comportamenti
sociali.
Infine la
creazione di posti di lavoro, per la fascia di popolazione che non
possiede la terra o che non la vuole più lavorare in maniera
tradizionale, potrebbe contenere la emigrazione che sta dissanguando
quelle comunità.
SCHEDA PARCO
Il costituendo parco
Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà si articola in una parte costiera (parco
marino) e in una parte interna.
1.- Il parco
terrestre é composto da 4 zone:
A) Della zona
naturale centrale fanno parte:
* Monte Albo
* Monte Senes
* Tepilora,
* Littos-Sas
Tumbas
*
Crastazza-Punta sa Donna
* Sorgenti del
Tirso
* Pineta di
Torpè
* Lago Sos
Canales
* Lago del Rio
Mannu
* Lago di Posada
* Monte Nieddu
* P.ta Ittia
* Monte Olia
* P.ta s'Untulzu
* Monte Lerno
ecc.
- Monte Albo:
(Propaggini settentrionali delle Dolomiti della Sardegna) "vasto massiccio
calcareo-dolomitico della Sardegna centro-orientale, con spettacolari
manifestazioni morfologiche: doline, canyons e campi solcati alternantisi
con falesie, scogliere e detriti di falda. Roccia affiorante su tutto
il territorio tranne che nei campi carsici ove si sono formati
fertili suoli. Ricchezza notevole di specie floristiche (650 specie
censite), lembi di foresta mesofila e freddo umida di
leccio con
presenza di tasso e acero minore; arbusti montani prostrati e praterie
di montagna; macchie xerofile di varia composizione. Ricca fauna con
mufloni, cinghiali, martore, aquila reale, gracchio corallino, corvo
imperiale e rapaci minori. Testimonianze del passato sono i
prelievi forestali (aie carbonili), agropastorali e minerari. Nelle
grotte fenomeni di carsismo e fauna ipogea endemica (troglobia).
Ricchezza di endemismi botanici" (1)(3).
- Tepilora (e
Littos-Sas Tumbas) "Area di notevole interesse per la presenza di specie
animali di importanza nazionale e regionale: aquila reale, pernice,
corvo imperiale, cinghiale, martora, gatto selvatico sardo ed altri.
Sporadica presenza di grifoni e di mufloni. Il Monte Tepilora, al centro
di una piana sparsa di pascoli e cespugli, si eleva con le sue
rocce monolitiche per alcune centinaia di metri sulla valle,
caratterizzando tutto il paesaggio" (1)(3).
Littos-Sas Tumbas
é segnata, invece, da una serie di rilievi alternati a valli contigue a
Tepilora che si elevano dal Rio Posada all'altipiano (da 200 a 900 m)
segnando la transizione tra la zona a immediata influenza marina e la
montagna. Presenta una cenosi a Juniperus oxycedrus L. (dalla piantina di
2-3 cm alla pianta di 12 m), perfettamente conservata. Resti di protosardi
(3).
- Crastazza-Punta
sa Donna: Zona a formazioni geologiche a tronco di cono con flora relitta
ed endemismi vari; una vegetazione rada segno di antica degradazione,
di incendi continui, di pascolo intensivo caratterizza gli
sconfinati pianori; vi si incontrano leccio, sughera, erica,
corbezzolo, lillatro e cisto ma anche ginepro, ginestra corsica,
lavanda, dafne, eliantemo, asparago, rovo, calicotome, euforbia,
rosmarino, teucrio, smilace, osiride, ferula, santoreggia, cirsio.
Qualche volta, lungo i numerosi wadi, pochi esemplari residui di
agrifoglio oppure nella pianeggiante gariga torreggiano magnifici
individui di ginestra etnense, una pianta
piuttosto
localizzata in Sardegna, che trova però su questi rilievi un
ambiente straordinariamente propizio, tanto da assumere l'aspetto di un
vero e proprio albero. Questa zona ha il privilegio di ospitare ancora uno
degli ultimi nuclei di mufloni autoctoni esistenti nell'isola: una decina
di capi nel 1974, (situazione attuale non conosciuta). Una parte, circa
5.000 ha, stata interessata da forestazione produttiva negli anni scorsi e
potrebbe essere acquisita facilmente dal Parco, dato che viene messa in
vendita (Pratesi et al., 1986).
- Le Sorgenti
del Tirso: All'altezza del Nuraghe Loelle, circondato da tombe di
giganti e da "dolmen" arcaici, una stradina conduce verso le sorgenti
del Tirso. Il paesaggio austero nella sua vastità contrappuntata da
immani macerie di rocce granitiche e da esemplari eccezionali di sughera
che si ergono isolati nei pascoli. E' interessante andare a trovare, tra
cespugli e macchioni, la prima sorgente, ove diverse polle d'acqua
limpidissima sgorgano dal terreno di granito e compongono un
esile rigagnolo". La sorgente é circondata da vegetazione di rovi, e
dalla felce, Pteridium aquilinum, che può raggiungere il metro e mezzo di
altezza (Pratesi et l., l.c.). Riscoprire a piedi queste zone appartate,
entrare in quel mondo che era ed é dei nostri pastori costituirà
certamente, per chi vi si cimenti, una esperienza stimolante ed appagante:
ed é tempo d'altronde che comincino, in queste contrade fuori mano,
ad aggirarsi anche quanti vi sono attratti dalla natura, senza nulla
volerle portare via, anziché i soliti cacciatori armati di fucile,
che continuano ad aggiungere la propria ad un opera secolare di
progressivo degrado (Ruiu D., 1988).
- Monte Nieddu:
"Massiccio granitico isolato, con cime degradate nel manto vegetale.
Macchia mediterranea con lecci e ginepri, boschi di sughera e una
piccola cenosi spontanea di Pinus pinaster. Presenti anche altre specie
interessanti: tasso, orniello, ontano nero, agrifoglio, ginepro e il raro
endemismo sardo-corso giacinto fastigiato. Fauna importante: grifone,
falco pellegrino, aquila reale; presenti inoltre il gatto selvatico
sardo, la volpe, la martora, la donnola, la lepre e la
pernice sarda" (1).
- Monte Senes:
"Massiccio granitico prospicente il M. Albo e da questo separato da un
profondo vallone e dalla S. S. 131 (Nuoro-Olbia). Ricoperto da macchia
mediterranea molto degradata in seguito ad incendi, sono però ancora
presenti ampi lembi di foresta mista di sclerofille in buono stato di
conservazione. Interessanti aspetti faunistici per mammiferi e rapaci:
mufloni, grifoni, falco pellegrino, ecc. Fino a qualche decina di anni fa
era presente un nucleo di cervi. Ricchezza di acque" (1).
- Punta s'Unturzu:
"Altopiano con vari affioramenti di roccia granitica alternati a zone di
macchia-foresta spesso evoluta. Uno di questi rilievi, appunto Punta s'Unturzu,
é particolarmente interessante per la ricca fauna che ospita; sono
presenti il falco pellegrino, il grifone, l'aquila reale, la pernice,
il corvo imperiale, il cinghiale, la martora, il gatto selvatico ed altre
specie ancora. Suggestivo il paesaggio del vasto "gradino" dei rilievi di
Monti" (1)(3).
- Monti di Alà:
Morfologia quanto mai tormentata per la frequenza e l'intensità dei
fenomeni tettonici che caratterizzano le "serre" dai profili montuosi
seghettati e
imprevedibili. Si
da questo nome alla grande fascia disabitata compresa tra Oschiri,
Berchidda e Monti sul lato Nord e Pattada, Buddusò e Alà su quello sud che
costituisce una delle zone selvagge più vaste dell'isola e d'Italia (Colombo
et al., 1987).
- Monte Lerno:
La vetta di Monte Lerno arriva a 1094 metri. Tra querce, aceri minori,
erica arborea e scoparia, corbezzolo si incontrano pure sparsi esemplari
di tasso e di agrifoglio, come ad esempio alla fonte di Rodè sulle falde
settentrionali della montagna; oppure presso la vetta ove vegetano
asfodelo, cisto, brachipodio, dafne, carota selvatica, teucrio, elicriso,
satureggia, rovo, armeria, aglio, e garofano selvatico, nonché negli
angoli più umidi abbondanti felci come l'asplenio, la
comunissima felce
acquilina e il polistico aculeato detto anche felce maschio minore (Pratesi
et al., 1986).
- Foreste
demaniali di Usinavà e su Lidone - Lago Posada -Punta Ittia (3). Lago
di Posada: pesci di acqua dolce (con scale di monta per le anguille);
uccelli stanziali e di passo.
- Foresta
demaniale di Monte Olia - Bolostiu - Punta S'Untulzu (3).
- Foresta
demaniale di Filigosu (3).
- Etc.
2.- Il parco marino
Del costituendo
parco marino fanno parte:
* Isole di
Tavolara, Molara e Molarotto
* Stagno di S.
Teodoro e stagnetti di Budoni
* Stagno di
Posada
* Stagno di
Berchida-Bidderosa
* Stagno di Sa
Curcurica
* Palude di
Osalla
* ecc.
- Isole di Tavolara,
Molara e Molarotto: "Vegetazione caratterizzata da cenosi alofile di
duna e roccia. Cenosi tipiche dell'Oleo-Ceratonion caratterizzate da
abbondanza di olivastri e ginepri arborei. Numerose e interessanti le
specie endemiche. Area interessante per la fauna stanziale e migratoria,
ridotta ma che ancora annovera una notevole quantità di specie. Presente
saltuariamente la foca monaca. Notevole l'erpetofauna: lucertola sarda, congilo,
emidattilo turco, biacco, tarantolino, interessanti specie marine"(1).
- Stagni di S.
Teodoro e stagnetti di Budoni: "Lo stagno costiero salmastro di S.
Teodoro é caratterizzato da una vegetazione ancora ben
rappresentativa di questo ambiente ecologico. Gli Stagni di Budoni sono
dei piccoli acquitrini salmastri con tipica vegetazione alofila a
giunchi e tamerici. Sono presenti pinete di rimboschimento: Nicchia per
l'avifauna acquatica migratoria e nidificante. Pregiate specie ittiche
e interessante fauna marina minore"(1).
- Stagno di
Posada: "L'areale comprende lo stagno litoraneo di Posada, formato dallo
sbarramento del rio omonimo, dalla palude "Arenariu de Grenieri", adibita
a peschiera e dalle paludi di La Caletta e di S. Lucia. E' zona di
particolare interesse per
la sua vegetazione
palustre, ancora quasi intatta, e per l'avifauna che la popola
piro-piro, gambecchi, corrieri, fratini, gabbiani, ecc.
Nidificazione, tra la vegetazione riparia, di molti rallidi:
porciglione, folaga, gallinella d'acqua ed altri"(1).
- Stagno di
Berchida-Bidderosa: "La zona é compresa tra la fasca costira e la S.S. 125
orientale sarda e ne fanno parte gli Stagni di Berchida, di Bidderosa e di
Sa Curcurica nonché le dune e i colli granitici dell'entroterra.
Vegetazione alofila con
salicornia e salsola,
psammofila con soldanella, Juniperus phoenicea e J. oxycedrus, sulle
dune macchia mediterranea degradata; lembi residui di sughereta;
presenza della palma nana; rimboschimenti a conifere, eucaliptus,
acacia e sughera, parzialmente distrutti da un grave incendio nel
1980-81 e da altri successivi. In prossimità dei ruscelli
vegetazione ad oleandro, salice e ontano. Ricchezza di ittiofauna ed
avifauna stanziale e di passo; presente tra gli altri il raro falco
pescatore"(1).
- Palude di
Osalla: "Piccolo stagno littoraneo con folta vegetazione palustre. Fa
parte del sistema littoraneo di paludi della costa orientale sarda. Di
grande interesse per l'importante fauna ornitologica: nidificano in questa
zona il pollo sultano, il germano reale, la folaga, il porciglione. Tra
le specie migratorie che vi sostano: laro-limicoli, anatidi (tra cui
la rarissima volpoca), aironi, ecc" (1).
-ecc
B) Della zona
cuscinetto con possibilità di trasformazioni fanno parte tutte le aree
pre-parco.
C) Della zona di
recupero e restauro fanno parte tutte le aree degradate, abbandonate,
marginali, arate ripetutamente a ritocchino o percorse ripetutamente da
incendio, ecc.
D) Della zona
a culture stabili fanno parte ad esempio i vigneti, frutteti, ecc., che
rivelano i metodi tradizionali di coltivazione praticati dalle
popolazioni.
Un altra maniera
di classificare le emergenze naturali propone la distinzione in aree di
massimo valore ambientale (zona A), aree di rilevante valore ambientale
(zona B) e aree di notevole valore ambientale (zona C), ecc.
In ciascuna area
del parco si possono individuare, dopo studi specialistici, zone A per la
vegetazione, zone A per la fauna e zone A per la morfologia, ecc. e
analogamente per le altre suddivisioni; esse possono presentare esigenze
differenti per la conservazione e per la gestione.
In pratica
esistono superfici nelle quali potrebbero essere presenti ad es. tre
emergenze naturali allo stesso livello di importanza, superfici in cui ne
sono presenti due e superfici in cui é presente una sola risorsa di un
dato valore. Il piano di gestione dovrebbe prevedere una pluralità di
soluzioni e di interventi, sempre supportati da studi fatti in
precedenza. Ad es., una zona classificata A per la vegetazione perché
presenta una specie in via di estinzione, può richiedere per la sua
conservazione il divieto assoluto dell'uso antropico dei suoli
(pastorizia), mentre una zona considerata A per la fauna (in
particolare nel caso dell'avifauna) può richiedere la
conservazione del manto vegetale, ma consentire l'uso del pascolo;
per la conservazione di una risorsa geomorfologica importante sarà
consentito l'uso agro-pastorale e della selvicoltura ed escluse
soltanto attività relative a nuove infrastrutture e attività estrattive
(Lacava et al., 1992).
Conclusioni
Le ricerche
specialistiche e le relative carte tematiche (in supporto cartaceo e
magneto-ottico) consentiranno di localizzare, classificare e conoscere
le emergenze geomorfologiche, vegetazionali, faunistiche, etc., e di
elaborare un modello complessivo di uso del territorio, che produca
ricchezza nel rispetto dell'ambiente.
Tra l'altro la
definizione delle condizioni che permettono di conservare una risorsa
risulta determinante perché si possa parlare di Parco.
Una volta
avvenuta la delimitazione delle aree a Parco sulle carte, è auspicabile che
si cominci, con piccoli stanziamenti anche della Comunità Montana n. 10
o di altri Enti Locali, a evidenziarne i confini sul terreno e ad
attivare specifiche
squadre antincendio
e propri guardiacaccia e si prosegua con i fondi europei per la
disoccupazione.
Si richieda,
nell'ambito delle direttive CEE:
- Direttiva
Commissione CEE/244/91 del 6 marzo 1991 che modifica la direttiva del
Consiglio CEE/409/79 concernente la conservazione degli uccelli selvatici;
- Direttiva
Consiglio CEE/43/92 del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli
habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche;
l’immediata applicazione dei Regolamenti CEE:
- Regolamento
CEE/1094/88 sul ritiro di seminativi dalla produzione;
- Regolamento
CEE/1973/92 che istituisce uno strumento finanziario per l'ambiente
(LIFE);
- Regolamento
CEE/2078/92 relativo a metodi di produzione agricola compatibili con
le esigenze di protezione dell'ambiente e con la cura dello spazio
naturale;
- Regolamento
CEE/2079/92 che istituisce un regime comunitario di aiuti al
prepensionamento in agricoltura;
- Regolamento
CEE/2080/92 che istituisce un regime comunitario di aiuti alle misure
forestali nel settore agricolo.
Non sembra fuori
della realtà sostenere che l'area desertica più grande d'Italia comincerà
a produrre ricchezza grazie ai finanziamenti della Regione, dello Stato
e della Unione Europea quanta non ne ha mai prodotto in tutta la sua
storia, neppure
quando sono state
rase al suolo le sue foreste, alla fine del secolo scorso.
L'importante
é che questa ricchezza sia frutto di uno "sviluppo sostenibile",
faccia scomparire il deserto e ricrei l'antico bosco con la sua
abbondanza di acque.
RIASSUNTO
L'autore propone
la costituzione del X° Parco Regionale della Sardegna costituito da una
parte costiera (alcuni lembi incantevoli tra Orosei e Olbia) e
dalle zone interne che si estendono nell'area compresa tra i Monti di Alà
- Monte Nieddu a nord, Monte Albo - Monte Senes a sud e l'altopiano di
Bitti e di Buddusò al centro per una estensione di oltre 70.000 ha. Il
parco abbraccia la zona desertificata più estesa attualmente in Sarde gna
e in Italia e un allungato massiccio calcareo, entrambi con
residui di habitat
mediterraneo primigenio e numerosi endemismi. Lo scopo é di ricreare
l'antica foresta,la grande abbondanza di Acque,salvare la biodiversità
mettendo a punto soluzioni innovative e vincenti sull'uso dell'ambiente.
anche adoperando anche i fondi U.E. per consentire, nell'interesse delle
popolazioni, uno "sviluppo sostenibile".
Nota
-----
(1) - Area già
inclusa nel piano dei parchi allegato alla legge regionale 7 giugno 1989,
n. 31 e relativa scheda.
(2) - Aree
appartenenti o in via di acquisizione da parte dell'Azienda Foreste
Demaniali della Regione Sarda (Colombo S., Ticca F., 1987).
(3) - Aree di
proprietà o in gestione all'Azienda Foreste Demaniali della Regione
Sardegna
I.U.C.N. = Unione
Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse
Naturali
Riferimenti
bibliografici
CAGNARDI A., FERRARA
G., FORMICA A., GIACOMINI V., ROTA G., 1981
- Progetto Pollino -
Proposte per un parco naturale. Rapporto n. 3, 515-650. Dip. Attiv.
Produttive, Reg. Basilicata, Potenza.
COLOMBO S., TICCA F.,
1987 - Sardegna da salvare, vol.I. Archiv. fotogr. Sardo, Nuoro.
FERRARA G., 1994 -
Parchi naturali e cultura dell'uomo (Obiettivi e categorie delle aree
protette; Le riserve della biosfera; Il piano d'azione di Bali; La
dichiarazione di Caracas). Maggioli Ed., Rimini.
FERRARI P., - In:
Lacava et al., 1992 - Parco regionale del Gennargentu, 235-236. Centro
Stampa Reg. Sarda, Cagliari.
GUARISO G., DE SIMONI
G., FANELLO R., 1988 ? - Un sistema informativo per la gestione di un
parco naturale. 593-601.
I.U.C.N., 1980 -
La strategia mondiale della conservazione. Gland, Belgio.
I.U.C.N., 1982 - Il
piano d'azione di Bali. In FERRARA G., 1994 - Parchi naturali e cultura
dell'uomo. Maggioli Ed., Rimini.
I.U.C.N., 1992 - La
dichiarazione di Caracas. In FERRARA G., 1994 - Parchi naturali e cultura
dell'uomo. Maggioli Ed., Rimini.
LACAVA A. et al.,
1992 - Parco nazionale del Gennargentu - Studio di prefattibilità degli
interventi, 64-65. Centro Stampa Regione sarda, Cagliari.
Legge 6 dic. 1991,
n. 394 - Legge quadro sulle aree protette.
O.N.U., 1972 -
Raccomandazione sulla protezione in campo nazionale del patrimonio
culturale e naturale. Conf. Gen. della 17^ sessione, Parigi, 16 nov. 1972.
PRATESI F., TASSI
F., 1986 - Guida alla natura della Sardegna. Mondadori, Milano.
RUIU D., 1983 -
Baronie a piedi. Eurograf, Torpè (NU)
SABATINI G., 1987
- Studio dei biotopi: relazione socio-economica. Ass. Dif. Amb., Reg.
Sardegna, Cagliari.
APPENDICE A
STRATEGIE
Strategia 1^
INIZIATIVA DEL
PRESIDENTE DELLA COMUNITA' MONTANA
COMUNI
INTERESSATI: ELENCO DELLE SUPERFICI E STRATEGIE
A) La Comunità
Montana n.10 fa una delibera di giunta nella quale chiede alla Regione
Sardegna che venga istituito il Parco Regionale Monte Albo - Tepilora -
Monti di Alà, costituito da terreni appartenenti ai comuni di Bitti,
Irgoli, Loculi, Lodè,
Lula, Onanì, Orosei,
San Teodoro, Siniscola, Torpè a cui si possono associare i comuni di
Alà dei Sardi, Buddusò e Padru, Berchidda, Monti, Olbia, Oschiri, ecc.
B) Vengono
conferiti al Parco Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà i seguenti territori di
cui
pubblici Ha...
comunali Ha...
privati Ha...
altri enti Ha...
- Bitti (Tepilora,
Littos-Sas Tumbas, Crastazza e Punta sa Donna) ha 8.000 ?
- Onanì
ha ... ?
- Monte Albo (Lula,
Siniscola, Irgoli, Lodè, Loculi) ha 8.000 ?
- Monte Senes o
Monte Remule (Irgoli, Siniscola, Loculi, Onifai)
ha 3.500 ?
- Torpè
ha ... ?
- Monte Nieddu (S.
Teodoro, Budoni, Torpè, Buddusò ha 3.000 ?
- Foreste demaniali
di Usinavà e su Lidone - Lago Posada -Punta
Ittia (Buddusò, Alà
dei Sardi, Torpè, Lodè ha 7.000 ?
- Sugherete di Alà
dei Sardi ha
800 ?
- Foresta demaniale
di Monte Olia - Bolostiu - P.ta S'Untulzu (Monti,
Alà dei Sardi,
Berchidda, Olbia) ha
8.800 ?
- Monti di Alà -
P.ta S'Ena longa (Alà dei Sardi) ha 3.000 ?
Altopiano di Buddusò
e sorgenti del Tirso - Invaso Sos Canales
(Buddusò, Bitti)
ha 2.500 ?
- Foresta demaniale
di Filigosu (Oschiri, Berchidda) ha 3.800 ?
Monte Lerno: P.ta sa
Covecada - Lago Rio Mannu (Pattada e
Buddusò)
ha 5.000 ?
- Stagni di Budoni e
Posada - Scoglio Pedrani (Budoni e Posada) ha 800 ?
- Stagni di La
Caletta e di Capo Comino (Siniscola) ha 100 ?
- Capo Comino e
spiaggia di Berchida (Siniscola) ha 2.900 ?
Stagni Sa Curcurica,
Bidderosa e Cala Liberotto -Colline di P.ta
Istiotta (Orosei,
Onifai, Siniscola) ha
2.200 ?
- Stagno di San
Teodoro
ha 300 ?
- Spiagge di
Brandinchi (San Teodoro) ha
300 ?
- Capo Coda Cavallo
(San Teodoro) ha 550 ?
---------------
Tot. ha 70.000 ?
C) Come
ipotesi di delimitazione, in considerazione delle emergenze faunistiche,
vegetazionali, geomorfologiche, ecc., e in considerazione del valore
estetico, educativo, ricreativo e scientifico delle zone sopra
considerate si suggerisce di
includere nel parco
terrestre il quadrilatero che ha per base Monte Albo e Monte Senes,
direzione sud-ovest, nord-est da una parte e Monti di Alà-Monte Nieddu,
con la stessa direzione dall'altra, mentre al centro si stende
l'Altopiano di Bitti e di
Buddusò. Così ci
sarebbe solo un paese entro il Parco, Lodè, e poche frazioni (Sa Serra,
etc.), mentre tutti gli altri paesi sarebbero situati nell'area pre-parco.
Nel parco marino
sono da includere le riserve naturali delle zone costiere.
Si allega cartina.
D) Si manda la
delibera all'Assessorato Regionale Difesa Ambiente con le emergenze
segnalate, con la delimitazione del Parco (cartina) e se ne chiede la
ratifica in base alla legge n.31/1989, art. 9/1b, art. 10 e art. 12/5.
Strategia 2^
INIZIATIVA DEL
PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
L'art.14 (funzioni)
della legge 142 dell'8 giugno 1990 recita:
1. Spettano alla
provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che
riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei
seguenti settori:
a) difesa del
suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità;
b) tutela e
valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;
c) valorizzazione
dei beni culturali;
d) viabilità e
trasporti;
e) protezione
della flora e della fauna, parchi e riserve naturali.
f) caccia e pesca
nelle acque interne;
...".
Ma a provocare
l'iniziativa della Provincia potrebbe essere anche un comune,
appartenente alla Comunità Montana n.10, i cui terreni insistano in ZONA
PARCO, che fa una delibera di giunta, nella quale dichiara di destinare
al costituendo Parco Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà i seguenti
terreni... per un totale di ha... e chiede che gli altri Comuni
appartenenti alla ComunitàMontana si pronuncino sul parco tramite voti o
deliberazioni. Invia il documento ai Comuni e al Presidente della
Provincia.
Il Presidente
della Provincia convoca i sindaci e, sentiti i medesimi, li "persuade" a
fare delle deliberazioni analoghe. Il presidente, riunisce tutte le
delibere ricevute e le manda all'Assessore Regionale Difesa Ambiente
chiedendo l'istituzione
del Parco, secondo
la legge n.31/1989.
Strategia 3^
INIZIATIVA DELLE
ASSOCIAZIONI DI PROTEZIONE AMBIENTALE
Le associazioni
di protezione ambientale, che devono essere individuate ai sensi
dell'art. 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, possono presentare la
richiesta di istituzione del nuovo parco Monte Albo-Tepilora-Monti di Alà.
Strategia 4^
INIZIATIVA DI 5.000
CITTADINI ISCRITTI NELLE LISTE ELETTORALI
Una volta
raccolte le firme di cinquemila cittadini, iscritti nelle liste elettorali
dei Comuni appartenenti alla Comunità Montana n. 10 e a quelle
limitrofe che destinino terreni al parco, si può presentare la
richiesta per la istituzione del nuovo parco Monte Albo - Tepilora -
Monti di Alà (art.4, p.5 legge 6 dicembre 1991, n.394).
Strategia 5^
APPLICAZIONE
PUNTUALE DELLE DIRETTIVE E DEI REGOLAMENTI CEE
L'applicazione
puntuale delle direttive e dei regolamenti CEE possono creare le
condizioni per la istituzione del Parco (Direttiva Consiglio CEE
43/92).
Riferimenti
legislativi
- Direttiva di
attuazione della legge regionale sulla sughera (9 giugno 1989, n. 37) del
24 agosto 1990.
- Direttiva
Commissione CEE/244/91 del 6 marzo 1991 che modifica la direttiva
Consiglio CEE/409/79 concernente la conservazione degli uccelli acquatici.
G.U.C.E. N.L. 115, 8 maggio 1991
- Direttiva
Consiglio CEE/43/92 del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione
degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna
selvatiche. G.U.C.E. L 206, 22 luglio 1992.
-Legge 8 aprile
1959, n. 17 (art.6, piano territoriale di coordinamento).
-Legge 3 maggio
1982, n. 203. Norme sui contratti agrari.
-Legge 1° marzo
1986, n. 64. Disciplina organica dell'intervento straordinario nel
Mezzogiorno.
-Legge regionale 7
giugno 1989, n. 31 (parchi e aree protette).
-Legge regionale 9
giugno 1989, n. 37 (Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e
dell'industria sughericola).
-Legge 28 agosto
1989, n. 305 (programma triennale per la tutela dell'ambiente). G.U. n. 205,
2 settembre 1989.
-Legge regionale 22
dicembre 1989, n.45 (norme per l'uso e tutela del territorio regionale).
-Legge 8 giugno
1990, n. 142 (ordinamento delle autonomie locali) Suppl. O. G.U. n. 135, 12
giugno 1990.
-Legge 6 dicembre
1991, n. 394 (legge quadro delle aree protette) Suppl. G.U. n. 292, 13
dicembre 1991.
-Legge regionale 9
febbraio 1994, n. 4 (Disciplina e provvidenze a favore della
sughericoltura e modifiche alla L.R. 9 giugno 1989, n. 37).
-Regolamento
Consiglio CEE/1094/88 del 25 aprile 1988 sul ritiro di seminativi dalla
produzione. G.U.C.E. L 106, 27 aprile 1988.
-Regolamento
Consiglio CEE/1973/92 del 21 maggio 1992, che istituisce uno
strumento finanziario per l'ambiente (LIFE). G.U.C.E. L 206, 22 luglio
1992.
-Regolamento
Consiglio CEE/2078/92 del 30 giugno 1992 relativo a metodi di produzione
agricola compatibili con le esigenze di protezione dell'ambiente e con
la cura dello spazio naturale. G.U.C.E. L 215, 30 luglio 1992, 85-90.
-Regolamento
Consiglio CEE/2079/92 del 30 giugno 1992 che istituisce un regime
comunitario di aiuti al prepensionamento in agricoltura. G.U.C.E. L 215, 30
luglio 1992, 91-95.
-Regolamento
Consiglio CEE/2080/92 del 30 giugno 1992 che istituisce un regime
comunitario di aiuti alle misure forestali nel settore agricolo. G.U.C.E. L
215, 30 luglio 1992, 96-99.