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Piano di (inizio) assestamento di una sughereta

Viene presentato il primo piano (di inizio) di assestamento di una sughereta. Vengono individuate le azioni di GFA (Gestione Forestale Attiva) che dovranno essere messe in opera per il passaggio dal Bosco rilevato (BTr) al Bosco T0 (BT0). [BTr è il bosco rilevato o reale, mentre BT0 è il bosco dopo gli interventi propedeutici per l’assestamento].
Dopo ogni azione in bosco si procede alla misurazione per avere un confronto con le misurazioni successive. L’analisi dei dati che si ottengono, comparata con la curva del bosco modello (bosco normale e/o sostenibile), dovrà guidare l’operatore forestale per ispiragli congrue decisioni e attingere una gestione sostenibile della sughereta nel tempo.

Linee generali del piano (di inizio) di assestamento di una sughereta (da Btr a Bt0)  a Kikili – Bitti (Sardegna centro-settentrionale).
Bosco normale e/o sostenibile a Quercus suber L.

Michele Palmas
Orto Botanico - Università degli Studi di Cagliari

Introduzione

Dopo Rio de Janeiro (1992) ci si è posti il problema di come gestire un bosco  in maniera sostenibile. Spazialmente il mondo può essere ripartito in sub-divisioni di gruppi ecologici o ecosistemi, che contengono (le) relative specie uniche; per esempio, gli Stati Uniti contengono approssimativamente 49 "ecosystem provinces". Altre parti del mondo possono essere divise allo stesso modo (Chadwick D.O., 2003). A noi interessa l’”ecosystem province” della “foresta mediterranea” (che) è costituita dalle numerose entità fisionomiche, compresa la macchia, che rappresentano la vegetazione circum-mediterranea, spontanea (e non), di interesse forestale. Si tratta di comunità vegetali diffuse nelle regioni costiere, collinari e montane dell’Europa meridionale, dell’Asia sud-occidentale e dell’Africa settentrionale, caratterizzate da clima mediterraneo e sub-mediterraneo e riunite a formare (Daget, 1977) l’Area isoclimatica mediterranea. Dette comunità hanno rappresentato per l’uomo, attraverso millenni, un’importante fonte di provenienza di molteplici beni, quali il legno, la corteccia, (il sughero), oltre che i frutti e la fitomassa da foraggio, il cui prelievo è avvenuto nell’area indicata con modalità nel complesso poco dissimili. Negli ultimi trent’anni, però, gli interessi rivolti alla foresta europea meridionale sono del tutto cambiati, a differenza di quelli relativi all’altra, asiatica, e all’altra ancora, africana, che hanno conservato i caratteri di un tempo. Infatti, il prelievo da essa, specialmente se composta da specie platifille decidue (e sempreverdi), ha subito in detti anni una forte contrazione. (Gualdi V. e Tarantino P.,2005)

Anche la Sardegna, che fa parte del bacino occidentale del Mediterraneo, presenta una specie boschiva particolare, la Quercia da sughero (Quercus suber L.), sta cominciando a presentare la stessa contrazione  e costituisce assieme alle altre zone rivierache (Spagna, Francia, Italia, Tunisia, Algeria e Marocco) la “ west mediterreneam basin ecosystem province” (WMBEP).  
Si era alla ricerca della specie unica della WMBEP che ne permettesse lo sviluppo sostenibile [e la protezione ambientale] e pensiamo di averla individuata nella quercia da sughero (Quercus suber L.).
Una definizione di forestazione sostenibile è che ogni provincia fornisca il suo “fair share” (CONGRUA PARTE ) di risorse. Se il fair share del bacino occidentale del Mediterraneo da scambiare col resto del mondo è il sughero, dobbiamo mettere a punto un bosco che ci dia questa materia prima, ma che allo stesso tempo  eviti la desertificazione, protegga il suolo dal sole e dagli agenti atmosferici, aiuti l’acqua a fluire nelle falde acquifere, ecc.
Può essere un bosco a copertura arborea diversa per unità di superficie, soprattutto nei terreni privati, in modo da venire incontro alle esigenze primarie delle popolazioni e assicurare tuttavia una copertura arborea congrua, sulla quale si dovrebbero calcolare le sovvenzioni.   


La gestione sostenibile delle foreste.
A seguito di una discussione che dura da quasi 80 anni, parecchi paesi europei hanno deciso per un management della foreste naturali basato su un sistema di selvicoltura disetanea. Questo cambiamento di concezione rispetto alla forestazione tradizionale è stato formulato per una ricostituzione finale della foresta quasi in condizioni naturali, che potrebbe/dovrebbe produrre grandi volumi di legname di elevata qualità.
“Ogni accorto management forestale deve sforzarsi di utilizzare i boschi quanto più è possibile, ma in modo tale che le generazioni successive siano capaci di ricavare almeno tanto beneficio da essi quanto l’attuale generazione reclama per se stessa”. Georg Ludwig Hartig, organizzatore del servizio forestale prussiano (1795)
“L’umanità ha la capacità di rendere sostenibile lo sviluppo – per assicurare ciò, essa si deve misurare con le necessità del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le loro necessità”. Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (Rapporto Bruntland, 1987).
Queste dichiarazioni sono sorte in situazioni critiche nella storia del management delle risorse (naturali), (la prima) all’inizio della forestazione scientifica e (la seconda) all’epoca del management degli ecosistemi, rispettivamente. Le evidenti somiglianze fra le due indicano che, mentre nel corso degli ultimi 200 anni, (singoli) individui e organizzazioni lungimiranti hanno riconosciuto la essenziale correttezza di una forestazione sostenibile nel senso più ampio, la realizzazione di questa visione di forestazione è stata, in molti casi, impedita da pressioni tendenti a promuovere traguardi economici a breve termine.
Volgendo un occhio distratto alla storia della forestazione in Germania si valuta che il paese ha imparato a caro prezzo la lezione; quasi 80 anni di dibattiti concernenti il “Dauerwald”, un concetto che recentemente ha guadagnato ampio consenso in molte parti dell’Europa centrale. Questa parola tedesca significa bosco permanente, perpetuo, continuo. In termini semplici esso si riferisce a sistemi di management di un bosco naturale basati su una silvicoltura disetanea. Mettere in pratica il Dauerwald in Europa vuol dire un maggior sforzo di ricostituzione che ricreerà le foreste che intimamente esprimono il loro potenziale naturale nella struttura, composizione, e stabilità, mentre si otterranno vari prodotti e servizi (Schabel H.G., Palmer S.L., 1999).

Boschi disetanei
I primi studi sulla struttura dei boschi disetanei furono fatti alla fine dell’800 in Francia (Franca Contea) da François de Lallement de Liocourt (1898). Egli osserva  il modo di distribuzione del numero degli alberi in un bosco naturale per ciascuna classe di diametro e constata che il numero delle piante fra le successive classi di diametro varia secondo un rapporto costante (K = coefficiente di mortalità).
Möller A. (1922), in Germania, afferma la necessità di creare un Dauerwald (bosco che dura nel tempo) per sostituire le foreste monospecifiche, a base di Pinus sylvestris L. e Picea abies (L.) Karsten, facili ad ammalarsi, con un bosco più complesso e più sano, che, con una conduzione accurata eseguita assecondando la natura, è in grado di assicurare indefinitamente le pretese umane sulle foreste senza comprometterne i valori estetici, la fertilità del suolo e la biodiversità.
In America, Leopold A. (1936) medita sullo sviluppo sostenibile e la biodiversità dei boschi.
I principi del taglio per selezione vengono sviluppati da Ammon W. (1937) in Svizzera.
La proibizione del taglio raso si diffonde in Europa dal 1987.
La selvicoltura di produzione coetanea trova sempre più oppositori.
Infine, lavorare con la natura piuttosto che combatterla può essere la miglior strategia nel lungo periodo per assicurare foreste che possono ubbidire a tutti i parametri di foreste di qualità e assicurare benefici economici, ambientali e sociali indefinitamente.
 
Sviluppo sostenibile
Nel 1992 con il Summit della Terra a Rio de Janeiro si diffonde il concetto di sviluppo sostenibile, basato sulle risorse naturali, che diviene più chiaro al summit mondiale di Johannesburg, in Sud Africa.
"Esistono due interpretazioni fondamentali (di sviluppo sostenibile): un concetto più ampio, che comprende lo sviluppo economico, ecologico e sociale sostenibile e un concetto più ristretto, che intende lo sviluppo sostenibile prevalentemente dal punto di vista ambientale: cioè la gestione ottimale delle risorse e dell'ambiente nel tempo. Quest'ultimo richiede che la massimizzazione dei benefici netti dello sviluppo economico sia subordinata al mantenimento delle qualità delle risorse naturali e dei beni e servizi che queste producono."(TOFFANIN G., 2000).

In risposta alla messa a fuoco dello sviluppo sostenibile in generale, la gestione sostenibile delle foreste è stato posto al centro del Montreal Process (1994) che ha avuto un ruolo importante nel dare forma ai concetti correnti di gestione forestale sostenibile (GFS).
Lo sviluppo sostenibile richiede che
"a) lo sviluppo sia soggetto ad una serie di vincoli che fissino livelli di ripresa inferiori a quelli di incremento - naturale o gestito;
b) usi dell'ambiente dove il tasso di rilascio di inquinanti non superi quello del riciclaggio da parte degli ecosistemi - naturali o gestiti… Inoltre abbia tassi di utilizzazione delle risorse non rinnovabili inferiori a quelli di sostituzione con le risorse rinnovabili che le possono sostituire…" (PEARCE, 1989).

La gestione forestale sostenibile (GFS) significa la gestione e l'uso delle foreste e dei territori boscati in un modo e ad un tasso che mantenga la biodiversità, produttività, capacità di rigenerazione, vitalità e la loro capacità di fornire, ora ed in futuro, le sue rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali a livello locale, nazionale e globale senza causare danni ad altri ecosistemi" (Helsinki, 1993)    
"…la GFS è il processo di gestione permanente dei boschi volto al raggiungimento di uno o più obbiettivi di gestione, chiaramente specificati, con particolare riguardo alla produzione di un flusso continuo di prodotti e servizi senza una eccessiva riduzione dei suoi valori, senza compromettere la produttività futura e senza indurre eccessivi effetti indesiderati sull'ambiente fisico e sociale" (ITTO, 1992).
Il concetto di gestione permanente dei boschi è decisamente innovativo e spinge verso la messa a punto di tecniche di gestione specifiche per ogni tipo di bosco. Queste le abbiamo chiamate tecniche di gestione forestale attiva (GFA) e consentono la gestione forestale sostenibile (GFS).
Dalle definizioni si può rilevare l'evoluzione del concetto di GFS che partendo da una concezione di sostenibilità nella produzione di legno e quindi di reddito, giunge ad una concezione del concetto di sostenibilità dell'ecosistema foresta nella sua complessità e nelle sue molteplici funzioni, sostenibilità, quindi, che riguarda sia la conservazione del fattore produttivo, la provvigione quale capitale naturale che l'incremento o il prodotto forestale inteso in senso lato, legname ma anche beni e servizi ambientali, nel tempo.
La GFS deve impedire che l'utilizzazione delle foreste alteri la vitalità degli ecosistemi, deve garantire che l'insieme delle esternalità venga goduto dalla società nel suo complesso e che rimanga costante la produzione di legname e di prodotti non legnosi. Questi ultimi in particolare devono essere opportunamente valorizzati potendo fornire redditi non trascurabili per le comunità locali.
Il concetto di sostenibilità della GFS può essere interpretato secondo 4 punti di vista:

  1. sostenibilità come produzione costante di un prodotto dominante o di un insieme di prodotti
  2. sostenibilità come conservazione della capacità produttiva, in quanto non è sufficiente prelevare con costanza dalla risorsa una determinata combinazione di prodotti, ma è importante che la risorsa mantenga la capacità di erogare i beni e i servizi richiesti dalla società;
  3. sostenibilità come stabilità delle comunità che dipendono dallo sfruttamento delle risorse naturali;
  4. sostenibilità come “active management of forests” [FMA] o “gestione forestale attiva” (GFA) per accrescere il patrimonio forestale, da attivare ogni volta che ce ne sia bisogno in conseguenza di incendio, di sovrapascolamento, di tagli sconsiderati e/o di eredità da rimettere in tiro e/o in equilibrio, secondo un piano preparato in precedenza.

E' la GFA che aiuta a raggiungere la sostenibilità del bosco partendo da posizioni svantaggiate.     
Il concetto di GFS ha natura dinamica in quanto i suoi aspetti fondamentali sono legati alle mutevoli esigenze della società e del mercato. Per mantenere la multifunzionalità di un bosco è dunque necessario definirne, da un lato le caratteristiche biologiche e dall'altro le caratteristiche gestionali che garantiscono l'ottima combinazione di beni e servizi. In altre parole è necessario conciliare il concetto di efficienza economica con quello di sostenibilità, che si potrebbe anche chiamare efficienza tecnica.
La definizione di bosco normale proposta da Susmel (1980) sembra unificare i criteri di efficienza economica e efficienza tecnica (sostenibilità). "Nell'accezione più aggiornata, la selvicoltura intende come stato normale o stato di equilibrio colturale di un bosco disetaneo, l'insieme delle condizioni di popolamento arboreo e di suolo, capaci di realizzare un equilibrio stabile con l'ambiente fisico, utilizzandone le risorse energetiche e materiali ad un prescelto livello di produttività". La normalità colturale non può quindi prescindere dalla conservazione delle capacità produttive del sistema foresta. In altre parole, il livello di produttività stabilito deve essere in equilibrio con il potenziale produttivo dell'ecosistema che viene evidenziato da alcuni indicatori stazionali, come ad esempio la statura potenziale del popolamento.
Queste definizioni e teorizzazioni di bosco si riferiscono a un bosco in cui il prodotto più importante è il legname mentre per un bosco a sughera il prodotto più importante è il sughero. Per ottenere il legname bisogna tagliare le piante, mentre per ottenere il sughero bisogna conservare le piante e per avere più sughero bisogna che aumenti la provvigione del bosco fino ai livelli stabiliti in precedenza dal piano. Pertanto chi si occupa di boschi a sughera è molto agevolato nel suo lavoro di normalizzazione, anche se ha poca letteratura a disposizione.

BOSCHI a SUGHERE
Nell'accezione riferita alla selvicoltura a sughera nella regione mediterranea, intendiamo come stato normale ciascuno dei tre tipi di bosco disetaneo a copertura diversa:  [1) copertura di 10000 m²/ha; 2) copertura di 5800 m²/ha; 3) copertura di 3830 m²/ha], che indicano un diverso stato di equilibrio colturale del bosco, che si raggiunge con un piano di assestamento, diverso nelle proporzioni delle classi diametriche, che consente degli interventi in campo a certi intervalli, che opera con una tecnica, definita gestione forestale attiva (GFA), sull'insieme delle condizioni del popolamento arboreo e arbustivo e di suolo, per attingere la sostenibilità, che, essendo un concetto dinamico, è la risultante di una serie di azioni virtuose esplicate sul suolo e sul bosco che vi insiste, capaci di realizzare un equilibrio quasi stabile con l'ambiente fisico a normalizzazione conseguita, utilizzando al meglio le risorse energetiche e materiali per quel prescelto livello di copertura che assicura una produttività costante, sostenibile e massima nel tempo.                                                                   
Ad es., la GFS di un bosco a sughera a Kikili (Bitti - NU) è quella che assicura una copertura arborea  di

•    3830 m²/ha [348 m²/cl_diam.] e 170 piante circa/ha, con diametro > 12,5 cm a 1,30 metri, distribuite secondo una curva nelle 11 classi diametriche fino a 67,5 (Bosco de Mexia);
•    5800 m²/ha [527 m²/cl_diam.] e 270 piante circa/ha, con diametro > 12,5 cm a 1,30 metri, distribuite secondo una curva, nelle 11 classi diametriche fino a 67,5 (Bosco Natividade);  
•    10000 m²/ha [909 m²/cl_diam.] e 460 piante circa/ha, con diametro > 12,5 cm a 1,30 metri, distribuite secondo una curva nelle 11 classi diametriche fino a 67,5 (Bosco Lamay);


   Nella regione mediterranea ciò consente, assieme alla protezione del suolo dagli agenti atmosferici e alla salvaguardia della biodiversità, a seconda del tipo di operatore interessato, livelli di ottimizzazione del reddito/ha (sughero, legna, ecc., con o senza i prodotti dell’allevamento). 

La curva normale (Bosco Modello)
1.- Scelta di parti di foresta (50-100 ha), costituita in prevalenza a Quercia da sughero, su terreni sia pubblici che privati.
2.- Scelta dello stand di 1 ha all’interno delle aree precedenti, con densità maggiore del 55-60%, i cui dati vanno integrati dal rilevamento di altre piante all’esterno per ogni classe diametrica fino a un numero congruo.                                                     
Le schede di rilevamento sono organizzate per assumere informazioni sulla produzione di sughero, sulla produzione di legname, sulle potature, sulla fertilità della stazione, ecc. Le voci sono: diametro prima dell’estrazione, diametro dopo l’estrazione, numero dei rami principali > di 15 cm, diametro proiezione chiome (a e b sono i semiassi perpendicolari), altezza pianta (le 3 più alte, ogni 1000 m²), lunghezza del fusto diritto fino a un diametro > di 15 cm sopra scorza, altezza 1^ biforcazione del fusto diritto, altezza 2^ biforcazione del fusto diritto, altezza demaschiatura, altezza decortica vecchia, altezza decortica nuova, stato fitosanitario.
3.- Elaborazione dei dati delle sughere, secondo il modello di bosco normale messo a punto (PALMAS M., et al., 1998) .
4.- Preparazione del piano di assestamento, a secondo della copertura desiderata:
- A. Bosco di Lamay, copertura di 10000 m²/ha;
- B. Bosco di Natividade, copertura 5800 m²/ha;
- C. Bosco di de Mexia, copertura di  3830 m²/ha
5.- Esecuzione del piano di assestamento a secondo della copertura prescelta: però prima di intervenire in campo, si procede al cavallettamento delle piante della tanca > 12,5 cm a 1,30 metri e alla misurazione degli altri parametri; i dati ottenuti ci consentono il confronto “flessibile” col modello per ogni classe diametrica
6.- Operazioni di controllo
7.- Relazioni a stadi di avanzamento
8.- Ogni 10-12 anni misurazione delle piante in campo e confronto ragionato tra la situazione reale e il modello per gli eventuali aggiustamenti; questo va fatto prima di procedere a tagli e integrazioni, anche scaglionati nel tempo.

Fig.1 - Grafico delle aree di insidenza normali (Ai_n) in una sughereta disetanea a Kikili (Bitti).

1a

Fig.2 - Grafico del bosco disetaneo normale a Kikili (Bitti)

2a

Fig. 3 – Confronto tra bosco normale e bosco reale

3a

Fig. 4 - Grafici dei 3 boschi disetanei normali a Kikili (Bitti)

4a

Capacità produttiva teorica dei boschi disetanei normali a sughere: legname e  materiali non legnosi (sughero, …).
Si  può creare e gestire un bosco a Quercia da sughero a copertura arborea diversificata (con numeri diversi di piante per unità di superficie) a seconda delle esigenze, come per es.,:


A) Il bosco normale a Quercia da sughero con copertura di 3830 m²/ha (B. De Mexia) produce 15 q di sughero/ha [Cd=2] e da un reddito/ha ogni 10 anni di 15 x 200€* = 3000€//ha che corrisponde a un reddito prudenziale di 300€ + legname (ripresa) per 3 m³/ha/anno, che da un reddito/ha ogni anno di 3 x 50€* che corrisponde a un reddito prudenziale di 150€. Tot. 450€.


B) - Il bosco normale a Quercia da sughero con copertura di 5800 m²/ha (B. Natividade) produce  25 q di sughero/ha [Cd=2] e da un reddito/ha ogni 10 anni di 25 x 200€**= 5.000€/ha che corrisponde a un reddito annuo prudenziale di  500€ + legname (ripresa) per 4 m³/ha/anno, che da un reddito/ha ogni anno di 4 x 50€* che corrisponde a un reddito prudenziale di 200€. Tot. 700 €


C) Il bosco normale a Quercia da sughero con copertura di 10.000 m²/ha (B. Lamay) produce 40 q di sughero/ha [Cd=2] e da un reddito/ha ogni 10 anni di 40 x 200€** = 8.000€/ha che  corrisponde ad un reddito annuo  prudenziale di 800€ + legname (ripresa) per 6 m³/ha/anno, che da un reddito/ha ogni anno di 6 x 50€ che corrisponde a un reddito prudenziale di 300€. Tot. 1100€

(*) Il prezzo del legname di quercia oscilla da  80€ a 115€/metro cubo
(**) Il prezzo del sughero femmina oscilla da  70€ a oltre 500€/quintale
Il prezzo del sughero maschio o sugherone 25-35€/quintale

Fig. 5 - Grafici degli stadi di approssimazione al bosco disetaneo normale a Kikili (Bitti)

5a

Dal modello si conoscono in anticipo i diversi stadi del bosco a sughere.

Il caso in studio
Bosco reale a Kikili - Bitti (Nu)

Obiettivo: Intendiamo avviare a normalità una sughereta di oltre 50 ha, di cui ci è stata affidata la gestione, da rimettere in tiro e/o in equilibrio, secondo un piano, che ubbidisca a una corretta gestione del bosco e sia anche un tentativo di conciliazione col pascolo.       
Il bosco si estende sui toponimi: Untanas Donniga, S’ena ‘e sa Domo, Interenas, Sa ‘e Zidda, Sa ‘e Gaetanu, …a un’altitudine di 800-850 metri s.l.m.  

In precedenza si é proceduto al rilevamento della stazione per trovare la curva del bosco normale (fig.2); sono state calcolate le curve del bosco normale con copertura del 100%, del 58% e del 38,3 % (fig.4).

Il bosco é stato suddiviso in unità di gestione annuale da 4 a 6 ha, delimitate da muretti a secco. Il trattamento delle sughere di ciascuna unità avviene ogni 11 anni, confrontando la spezzata del bosco reale con la curva del bosco normale calcolata (fig.3)

Anno 2008 - 2009
1^ Particella – Untanas Donniga – agro di Bitti. Passaggio da Btr [bosco reale] a Bt0 [bosco dopo gli interventi preparatori per l’assestamento, secondo la GFA].
Per il rilevamento (e il cavallettamento) della prima parcella si è scelta una piccola tanca, che è stata percorsa da incendio nel 1992, di 6,34 ha, costituita dai mappali n. 22 e 62 del foglio n.26.          
Sono stati misurati i seguenti parametri su tutte le piante > di 12,5 cm di diametro a 1,30 m dal suolo:

diametro del tronco a 1,30 m,
altezza di demaschiatura,
altezza di decortica vecchia,
altezza di decortica nuova,
albero con sughero pietroso,
albero con sughero scadente,
albero morto,
albero ferito (e/o con essudati),
tagli per agevolare l’estrazione,
ceppaie

L’altezza di demaschiatura e l’altezza di decortica nuova è stata calcolata secondo le indicazioni contenute nei lavori dell’autore (Palmas M., 2001 e 2004) e segnata sulla pianta prima dell’estrazione.
Il sughero pietroso presenta nuclei e ammassi di celle a consistenza pietrosa caratteristica, che si evidenzia sulla corteccia  sugherosa con un disegno che ricorda  l’impronta delle pecore o anche vere e proprie protuberanze e vallecole. Il sughero prodotto è da macina. Si trova in piante vetuste e stramature che sono state assoggettate svariate volte a estrazione, agli incendi e alle insidie del tempo e sono trascurate nel bosco dal proprietario.
Gli alberi morti sono rimasti dall’incendio del 1992.
Gli alberi feriti erano stati assoggettati a cattiva estrazione.
Gli alberi con essudati verranno tagliati a seconda della importanza della superficie interessata e della bontà del sughero.
I tagli per agevolare l’estrazione si rendono necessari in alcune piante a ramificazioni entro un metro dal suolo o con mozziconi di rami a livelli più alti.

Tab.1- Assestamento

6a

Con il termine assestamento si individuano i “piani di gestione studiati in modo da realizzare dalla coltura forestale, con la minima spesa e nel più breve tempo possibile, il massimo utile sia diretto che indiretto. Si comprendono nelle utilità dirette le finalità produttive, mentre nelle utilità indirette figurano soprattutto l’esaltazione della funzione protettiva e di difesa idrogeologica” (Cantiani, 1979-80). La ricerca consente di “ricercare e stabilire un trattamento selviculturale che conservi e migliori le capacità produttive del terreno ed assicuri redditi più elevati e durevoli” nonché “ottenere una produzione non solo massima ma anche annua e possibilmente costante”( Cantiani, l.c.)

Semine integrative di 72 unità per ettaro con seme selezionato da piante plus a T0.T1, T2,…,Tn. 72 è la differenza del numero di piante della classe diametrica 12,5-17,5 cm tra la spezzata del Bosco reale (rilevato) e la curva del Bosco normale.
Coefficiente di mortalità

K = em (Xi+1)/ em (Xì) = em(Xi+1-Xi) = em(0,05) = e4,93024*0,05 = 1.27955453778 = 1,280

Fig. 6 – Coefficiente di mortalità

7a

Il valore di K trovato ricade nell’intervallo stimato come ottimale per le foreste di Quercia: 1,2 ≤ K ≤ 1,5 (de Philippis, 1965)

Fig.7 - Grafico delle piante del bosco reale

8a

Area basimetrica

9a

Fig.9 – Area basimetrica reale (Ab_r)

10a

L’area basimetrica reale (Abr) di Untanas Donniga è attorno ai 16 m2/ha.

Fig. 10 - Grafico delle curve dei 3 boschi normali con la spezzata del bosco reale.

11a

Le curve dei boschi normali di Lamay, Natividade e de Mexia aiutano nell’assestamento.
I dati ottenuti consentono il confronto “flessibile” col modello a livello di ogni singola classe diametrica.

Provvigione
Fig. 11 -

12a

Nel grafico viene indicata la provvigione al tempo T0 e le successive provvigioni ogni dieci anni, se si prosegue nell’assestamento fino al Bosco normale. BTr è il bosco reale, che ora è attorno ai 76 mc/ha, mentre BT0 è il bosco dopo gli interventi  preparatori all’assestamento.

Ripresa
Fig.12

13a

Nel grafico viene indicata la Ripresa al tempo T0 e le successive riprese ogni dieci anni, se si prosegue nell’assestamento fino al Bosco normale.

Sughero
Fig.13

14a

La produzione sugherosa cresce costantemente al progredire dell’assestamento, facendo crescere il valore del bosco.

Superficie di decortica (sugherosa) in m2 – Untanas Donniga

Sugherogià estratto…………………………………..26 m2

Sugheroda estrarre……………………………………72 m2

Sughero da estrarre………………..………………1124 m2

Sughero ♀ + ♂ da estrarre…………………………1466 m2

Produzione sugherosa

Sugheroda estrarre da piante che entrano in produzione………………72 m2

Sughero da estrarre………………………..…………..……………………………….1124 m2

Sughero ♀ + ♂ da estrarre (stessa pianta).…..……………………………….1466 m2

Sugheroda estrarre dall’”alzata”………….………………………………………….342 m2

Sugherogià estratto……………………….…………….26 m2 x 9 kg/m2=234 kg=2 q.li

Sugheroda estrarre…………………………….414 m2 x 8,5 kg/m2 =3519 kg=35 q.li

Sugheroda estrarre………….………………….414 m2 x 9 kg/m2 =3726 kg = 37 q.li

Sughero da estrarre…………………..1124 m2 x 7,138 kg/m2 = 8023 kg = 80 q.li

Sughero da estrarre………………….………1124 m2 x 8 kg/m2 = 8992 kg = 90 q.li

 

La produzione di sughero sarà attorno ai 37 q.li, mentre la produzione di sughero raggiungerà i 90 q.li. In totale la Psr (produzione sugherosa reale) di Untanas Donniga è attorno ai 20 q.li/ha.

Operazioni eseguite
Modello matematico di sughereta: equazione di bosco normale di Kikili.
Totale delle piante presenti della particella: piante > 12,5 cm di diametro, 1608; piante < 12,5 cm sono circa 1500.                                       
Tutte le piante, circa 3000, sono state potate seguendo il know how delle potature da noi messo a punto.
In 1608 (1317) sono state segnate sulle piante le altezze di decortica del sughero in vista dell’estrazione. Ciò ha consentito di calcolare il peso del sughero prima di estrarre le piante, sia del sughero maschio che del sughero femmina.

 

Tab. 2 - Operazioni rilevate e da fare per passare da BTra BT0.

15a

Fig. 14 – Grafico delle operazioni da eseguire nella particella di Untanas Donniga

16a

Operazioni programmate e per le quali si chiede il benestare (o il silenzio/ assenso) per passare da BTr a BT0.
1.- Creare un ambiente favorevole allo sviluppo delle giovani piante di sughera presenti, anche con l’asportazione di piante di Quercus ilex L. o di Quercus pubescens Willd. che ne intralcino l’accrescimento.
2.- Liberare un’area circolare di 50-70 cm di raggio attorno a ogni pianta > 12,5 cm di diametro a 1,30 m.
3.- Spaziatura (release) attorno alla sughera per creare piante modello.
4.- Potature graduali delle sughere fino a 5 metri di altezza per conformare la pianta nella maniera più consona alla produzione e all’estrazione.
5.- Ceppaie: delimitare con rete di 1,20 metri di altezza per la protezione dei ricacci.
6.- Piante bruciate nel 1992 e morte: lasciarne 15-20 per ettaro.
7. – Semine integrative di 72 piantine/ettaro, secondo il piano di assestamento, con seme proveniente da piante madri autoctone che danno già sughero di buona qualità (piante plus).
8.- Rinnovare le potature sul tronco fino a 1,50 -1,80 metri, se necessario.
9.- Produzione di biomasse (Cippato, ecc.)
10.- Produzione di Biochar
11.- Bisogna intervenire gradualmente su 363 piante della particella.          

Conclusioni
Visto il numero dei rincalzi e la potatura di questi (già effettuata), che dovrebbe assicurare un incremento in diametro a 1,30 m di circa il 30%/anno [o 0,5 cm/anno in media], si é fiduciosi che presto agganceremo la curva del Bosco di Natividade (copertura 58%) e, col tempo, quella del Bosco di Lamay.

Bibliografia
Cantiani M., 1979-80 – Appunti di assestamento forestale. Univ. Firenze
Natividade J.V., 1956 – Subericulture. Ecole National et Forêt. Nancy
Palmas M. et al., 1998 – Un metodo per trovare un modello di bosco normale e sostenibile a Quercia da sughero. Rend. Sem. Fac. Sc. Univ. Cagliari
Palmas M., 2001 – Un metodo utile per razionalizzare le altezze di estrazione del sughero nei boschi a Quercus suber e aumentare la produzione. Monti e Boschi,2: 26-32.
Palmas M., 2004 – Indicazioni per la gestione sostenibile dei boschi da sughero. Genio Rurale – Estimo e Territorio, 11: 54-62.
Palmas M., 2005 - Proposta di normalizzazione di una sughereta sulla Giara di Gesturi (Sardegna centro-meridionale). Sito Internet: www.sughera.it
Paltrinieri E., 1968-1976 – Piano di assestamento delle foreste demaniali del Goceano. (SS).

 

 

 

 

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